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LA CASA DEL GRANELLA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

Dice: «Voi siete ancora qua; attendete a vivere, voialtri: l’avvocato pensi a far l’avvocato; l’ingegnere a far l’ingegnere…». E va bene! Io faccio l’avvocato. Ma ecco qua: l’anima immortale, i signori spiriti che fanno? vengono a bussare alla porta del mio studio: «Ehi, signor avvocato, ci siamo anche noi, sa? Vogliamo ficcare anche noi il naso nel suo codice civile! Voi, gente positiva, non volete curarvi di noi? Non volete piú darvi pensiero della morte? E noi, allegramente, dal regno della morte, veniamo a bussare alle porte dei vivi, a sghignazzar dentro gli armadii, a far rotolare sotto gli occhi vostri le seggiole, come se fossero tanti monellacci ad atterrir la povera gente e a mettere in imbarazzo, oggi, un avvocato che passa per dotto; domani, un tribunale chiamato a dar su noi una novissima sentenza… ».
L’avvocato Zummo lasciò il letto in preda a una viva eccitazione e rientrò nello studio per consulsare il codice civile.
Due soli articoli potevano offrire un certo fondamento alla lite: l’articolo 1575 e il 1577.
Il primo diceva:
Il locatore è tenuto per la natura del contratto e senza bisogno di speciale stipulazione.
1° a consegnare al conduttore la cosa locata.
2° a mantenerla in istato di servire all’uso per cui viene locata,
3° a garantirne al conduttore il pacifico godimento per tutto il tempo della locazione.

L’altro articolo diceva:
Il conduttore debb’essere garantito per tutti quei vizii o difetti della cosa locata che ne impediscano l’uso, quantunque non fossero noti al locatore al tempo della locazione. Se da questi vizii o difetti proviene qualche danno al conduttore il locatore è tenuto a farnelo indenne, salvo che provi d’averli ignorati.
Se non che, eccependo questi due articoli, non c’era via di mezzo, bisognava provare l’esistenza reale degli spiriti.
C’erano i fatti e c’erano le testimonianze. Ma fino a qual punto erano queste attendibili? e che spiegazione poteva dare la scienza di quei fatti?
L’avvocato Zummo interrogò di nuovo, minutamente, i Piccirilli; raccolse le testimonianze indicategli e, accettata la causa, si mise a studiarla appassionatamente.
Lesse dapprima una storia sommaria dello Spiritismo, dalle origini delle mitologie fino ai dì nostri, e il libro del Jacolliot su i prodigi del fachirismo; poi tutto quanto avevano pubblicato i piú illustri e sicuri sperimentatori, dal Crookes al Wagner, all’Aksakof; dal Gibier allo Zoellner al Janet, al de Rochas, al Richet, al Morselli; e con suo sommo stupore venne a conoscere che ormai i fenomeni così detti spiritici, per esplicita dichiarazione degli scienziati piú scettici e piú positivi, erano innegabili.
– Ah, perdio! – esclamò Zummo, già tutto acceso e vibrante. – Qua la cosa cambia d’aspetto!
Finché quei fenomeni gli erano stati riferiti da gentuccia come i Piccirilli e i loro vicini, egli, uomo serio, uomo colto, nutrito di scienza positiva, li aveva derisi e senz’altro respinti. Poteva accettarli? Seppure glieli avessero fatti vedere e toccar con mano avrebbe piuttosto confessato di essere un allucinato anche lui. Ma ora ora che li sapeva confortati dall’autorità di scienziati come il Lombroso, come il Richet, ah perdio, la cosa cambiava d’aspetto!
Zummo, per il momento, non pensò piú alla lite dei Piccirilli, e si sprofondò tutto, a mano a mano sempre piú convinto e con fervore crescente, ne’ nuovi studii.
Da un pezzo non trovava piú nell’esercizio dell’avvocatura, che pur gli aveva dato qualche soddisfazione e ben lauti guadagni, non trovava piú nella vita ristretta di quella cittaduzza di provincia nessun pascolo intellettuale, nessuno sfogo a tante scomposte energie che si sentiva fremere dentro, e di cui egli esagerava a se stesso l’intensità, esaltandole come documenti del proprio valore, via! quasi sprecato lì, tra le meschinità di quel piccolo centro. Smaniava da un pezzo, scontento di sè, di tutto e di tutti; cercava un puntello, un sostegno morale e intellettuale, una qualche fede, sì, un pascolo per l’anima, uno sfogo per tutte quelle energie. Ed ecco, ora, leggendo quei libri… Perdio! Il problema della morte, il terribile essere o non essere d’Amleto, la terribile questione era dunque risolta? Poteva l’anima d’un trapassato tornare per un istante a «materializzarsi» e venire a stringergli la mano? Sì, a stringere la mano a lui, Zummo, incredulo, cieco fino a ieri, per dirgli: – Zummo, sta’ tranquillo; non ti curare piú delle miserie di codesta tua meschinissima vita terrena! C’è ben altro, vedi? ben altra vita tu vivrai un giorno! Coraggio! Avanti!
Ma Serafino Piccirilli veniva anche lui, ora con la moglie ora con la figliuola, quasi ogni giorno, a sollecitarlo, a raccomandarglisi.
– Studio! studio! – rispondeva loro Zummo, su le furie. – Non mi distraete, perdio! state tranquilli; sto pensando a voi.
Non pensava piú a nessuno, invece. Rinviava le cause, rimandava anche tutti gli altri clienti.
Per debito di gratitudine, tuttavia, verso quei poveri Piccirilli, i quali, senza saperlo, gli avevano aperto innanzi allo spirito la via della luce, si risolse alla fine a esaminare attentamente il loro caso.
Una grave questione gli si parò davanti e lo sconcertò non poco su le prime. In tutti gli esperimenti, la manifestazione dei fenomeni avveniva costantemente per la virtú misteriosa d’un medium. Certo, uno dei tre Piccirilli doveva esser medium senza saperlo. Ma in questo caso il vizio non sa ebbe stato piú della casa del Granella, bensì degli inquilini; e tutto il processo crollava. Però, ecco, se uno dei Piccirilli era medium senza saperlo, la manifestazione dei fenomeni non sarebbe avvenuta anche nella nuova casa presa da essi in affitto? Invece, no! E anche nelle case precedentemente abitate i Piccirilli assicuravano d’esser stati sempre tranquilli.

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