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L’INCREDIBILE ESPERIMENTO di Luigi Capuana

Cosí nude e crude, queste affermazioni sembrano assurde; ma, svolte dalla sua parola dotta, feconda, quasi poetica, diventavano d’una chiarezza e d’una efficacia irresistibile.
“Senza il concorso del maschio?” feci io quella sera, non afferrando bene il suo concetto.
“Certamente. Quel gran chimico che ha detto che noi creeremo l’uomo coi lambicchi, ha detto una sciocchezza: lo creeremo senza il maschio, senza l’amore e il sentimento e senza gli altri inutili ammennicoli; con quella stessa forza che la natura ha adoperato e adopra per la creazione, l’elettricità”; facendo selezioni, scelte ora affatto impossibili, e perfezionando le specie fino al punto in cui non sarà più quella che ora è. Non ricorreremo però a lambicchi, a fornelli o ad altro macchinario piú complicato; ci serviremo del fornello, del lambicco, dell’eccellente macchinario che la natura ha elaborato a questo scopo; della vera Magna Parens, della donna; non sapremmo inventare niente che valga a sostituirla”.
“Insomma, secondo te – lo interruppi – arriveremo alla fecondazione artificiale per via dell’elettricità…”.
“C’è qualche matto che già sperimenta, e che crede d’essere già su la buona via di scoprire…”.
E scrollava il capo, con benevola malizia nel sorriso e nel lampo degli occhi. Sí, egli pensava a questo gran problema sin d’allora, e ne calcolava tutte le difficoltà, come pure tutte le conseguenze nella vita sociale.
“La maggiore difficoltà consiste – egli diceva – nel trasformare l’elettricità minerale, vegetale e animale in elettricità umana. Ma forse, non è cosí insuperabile, come sembra a prima vista. Vedremo!”
Quand’egli diceva: “Vedremo!” voleva significare che era quasi sicuro del fatto suo. E quattro mesi dopo apprendevo che due esperimenti gli erano riusciti bene: egli aveva fecondato un fiore e un insetto con le elettricità vegetale e animale da lui segregate e imprigionate in speciali apparecchi. Gli rimaneva di fare altrettanto per l’elettricità umana; e non disperava di raggiungere questo intento.
Un giorno – erano passati due anni – egli mi diè il grande annunzio! Confidava il suo segreto a un amico, non sapendo rassegnarsi, per ora, a imitare il barbiere di Mida che si era confidato con una buca.
“Ho fatto l’esperimento su mia figlia, senza che essa sappia ancora di che si tratti”.
“Ma, sciagurato! – esclamai. – E non hai pensato a quali orrendi sospetti tu esponi la tua dolce creatura e te stesso?”
“Che? Si potrà credere… che un padre… Oh!”
Nella sua ingenuità di scienziato, non riusciva a persuadersi che la malvagità umana potesse arrivare fin là! Ebbi un lampo di speranza.
“Sei tu certo della riuscita dell’esperimento?”
“Certissimo”.
“Disfa quel che hai fatto” gli dissi brutalmente.
“Commetterei un delitto, sopprimendo una creatura viva”.
Ebbi un altro lampo di speranza:
“Quando facciamo violenza a una legge della natura, spessissimo i risultati, che noi vorremmo ottenere, falliscono”.
Mi auguravo che fosse cosí, per la felicità di quella innocente creatura sacrificata a un esperimento scientifico; per la pace di quel grand’uomo che aveva rapito al cielo qualcosa di piú del leggendario fuoco di Prometeo.
Non rifarò il processo; non vi racconterò nemmeno per quali inevitabili circostanze il segreto dello stato anormale della giovine venne scoperto. Scandalo enorme! Manlio Brozzi ne fu atterrito. Soltanto la giovane rimaneva sempre inconsapevole, credendo a una malattia che poi non la faceva molto soffrire. Prima che la figlia arrivasse ad apprendere la verità, prima che ella potesse sentire odio ed orrore di suo padre, egli si risolse, finalmente, a distruggere quel che aveva imprudentemente creato. Ma, a questa seconda prova, la giovane non resistette, o piuttosto, resistette tanto, che ne morí come per una qualunque violenza di aborto.
“Mia figlia è morta vergine!” protestò piú volte Manlio Brozzi all’udienza. Ed era verissimo; fu assodato. Ma i giudici non poterono credere al di lui miracolo della fecondazione elettrica, lo dichiararono pazzo… Verrà giorno che un altro pazzo…
– Non faccia il profeta anche lei! – lo interruppe la baronessa Lanari, con la gentile autorità di padrona di casa che vuol impedire un eccesso.
– Dirò soltanto che il “feminismo” e il “misoginismo” odierni sono la naturale preparazione dal fatto previsto cinquant’anni fa da Manlio Brozzi. Tra pochi anni, tra pochi secoli… tra qualche millennio, la donna e l’uomo non avranno rapporti tra loro molto diversi da quelli che noi ora abbiamo con le nostre mandrie, coi nostri armenti. La donna sarà la Magna Parens, la covatrice artificiale, e l’uomo… Ma, forse, allora l’uomo attuale non esisterà piú, trasformato in essere assai piú spirituale e piú perfetto.
– Ma, dottore!… dottore!
– Non parlo cosí io, per mio conto, cara baronessa, – rispose tranquillamente il dottor Maggioli. – Ho ripetuto le precise parole di Manlio Brozzi, d’un mirabile scienziato che, nel momento in cui mi diceva ciò, era, probabilmente, anche “la Scienza”! –

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