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L’INCREDIBILE ESPERIMENTO di Luigi Capuana

– Eh, no! – disse il dottor Maggioli. – Non si tratta di creatura umana nel vero senso della parola; “preumana”, tutt’al piú!
– Oh! Oh! Oh! –
Le signore protestarono in coro, e la baronessa Lanari, battendogli col ventaglio sul braccio, tra indignata e sorridente, soggiunse: – Queste enormità, non dovrebbe dirle mai davanti a noi!
– Perdoni, – rispose il dottore. – La verità va detta dovunque, davanti a chiunque, specialmente quando è richiesta. La scienza, infine, non ha obbligo di essere galante.
– Ma gli scienziati sí – replicò la baronessa.
– Secondo. Interrogato, ho dovuto rispondere. E poi, la mia età mi dispensa da certi riguardi. La parola dei vecchi è impersonale.
– Ma dunque lei crede, sul serio…?
– Che la donna è una creatura “preumana”. E non è opinione mia soltanto, ma di qualche eminente scienziato… e della Bibbia pure.
– Alla Bibbia si fa dire tutto quel che si vuole – lo interruppe la baronessa.
– Questa volta la Bibbia parla chiaro, e la storia naturale piú chiaro ancora. La Bibbia dice: “Dio creò l’uomo a sua immagine e lo creò maschio e femina”. La storia naturale ci mostra tuttavia questo caso in parecchi animali inferiori, che sono maschio e femina, come la creatura umana primitiva. Cosí Giobbe ha potuto poi dire: “Homo natus de muliere”, l’uomo nato dalla donna. Infatti nasce anche al presente dalla donna, e nascerà sempre dalla donna, anche quando…
Il dottor Maggioli si fermò un istante, guardando con aria interrogativa la baronessa.
– Ecco – riprese; – lei mi ha messo in imbarazzo, richiamandomi alla galanteria; non so piú andare avanti.
– Ormai! – rispose la baronessa, ridendo. – Dopo il bel complimento che ci ha fatto, siamo preparate a tutto noi signore. Inoltre, non vogliamo privarci del piacere di sentirlo parlare.
– Io sono positivo – continuò il dottore. – Amo le teoriche fino a un certo punto; ma quando una teorica diventa fatto… E questa di cui dovrò ragionare è già stata tale, per eccezione, una sola volta, finora. Diverrà regola in avvenire.
– Si spieghi meglio; non ci supponga altrettante scienziate!
– È un po’ difficile, ma tenterò; e se non saprò evitare qualche crudezza, la responsabilità sarà tutta sua. Rammentano il processo e la condanna del professore Manlio Brozzi? Processo a porte chiuse, di cui si occuparono tanto i giornali, parecchi anni fa?… Ah! Io ho il difetto di tutti i vecchi, che non sanno capacitarsi di esser tali. Anni fa! Ma in quel tempo molti di loro non erano ancora nati, parecchi erano bambini: qualcuno, giovanetto da occuparsi di ben altro che di processi scandalosi. Non si spaventino; quel processo fu scandaloso in apparenza; nessuno può saperlo meglio di me. Il mio povero amico e collega venne condannato a essere chiuso in una casa di salute, e vi morí, divenuto pazzo davvero, quantunque vi fosse entrato con la pienezza della ragione. È caso frequente nei manicomi. Allora io ero partito da poco per l’America, e non potei testimoniare in favore del mio amico. Avessi anche potuto farlo, non sarei stato creduto. Avrei corso il rischio di essere giudicato matto pure io.
– Di che strano delitto era dunque accusato quel professore?
– Di aver abusato della figlia diciottenne, e di averla fatta morire per nascondere quell’infamia.
– E non era vero?… E fu condannato?
– Innocente, non poteva giustificarsi. Quel che egli aveva fatto era proprio incredibile. La giustizia umana fu indulgente, dichiarandolo pazzo; ne convengo. Manlio Brozzi era un cercatore, un precursore. Quando s’intravedevano appena alcune possibili applicazioni dell’elettricità, egli già faceva studi, prove e riprove giudicate assurde, e oggi conquiste che non maravigliano nessuno. E non era un semplice sperimentatore, ma un pensatore, un filosofo, grande per lo meno quanto la sua modestia, cioè grandissimo. Egli leggeva nell’avvenire come in un libro aperto; ma non faceva profezie, determinando, specificando. Diceva: “Dovrà accadere questo e questo. Quando? Dove? Come? Non ne so nulla. Ma accadrà infallibilmente”. Per lui i secoli, nella vita dell’umanità, contavano quanto i minuti della nostra esistenza. Un sintomo sociale, impercettibile per gli altri, s’ingrandiva davanti ai suoi occhi come sotto potentissima lente, arrivava subito alle sue estreme conseguenze. Ed io posso testimoniare che egli non si è mai ingannato, mai! I fatti gli hanno dato sempre ragione.
– Anche quello per cui è stato condannato, ed è ammattito? – domandò maliziosamente la baronessa.
– Quello assai piú di tutti, perché è quasi un miracolo. Cinquant’anni addietro, si parlava appena di quel che oggi porta il formidabile nome di “feminismo”; cinquant’anni addietro nessuno sospettava che un giorno avrebbe trovato proseliti e apostoli – fuori del cristianesimo – il “misoginismo”, l’odio contro la donna. Brozzi li aveva intraveduti, in germe, li aveva visti crescere e fiorire con la straordinaria virtú della sua immaginazione di scienziato; e una sera, nel suo studio, d’onde usciva rare volte soltanto per udire un po’ di buona musica antica, una sera poté dirmi
“Vedi, quanto è meravigliosa l’azione latente del pensiero che ha creato, e va continuamente creando questo e gli altri mondi dell’universo! La donna, proclamando la sua “emancipazione”, crede di provvedere alla sua sorte, e invece non fa altro che lavorare all’emancipazione dell’uomo dall’attuale giogo di lei. E tutti e due, maschio e femina, non capiranno, per un bel pezzo, che non si tratta di loro, personalmente, ma della specie; che dovranno liberarsi, alla fine, dal capriccio, dall’accidente che è nell’individuo e nelle forze brute della natura, e attuare la propria legge riflessivamente, cioè costringendo le forze brute ad operare non a loro capriccio, per caso, ma ragionevolmente, come già cominciamo a imporre all’elettricità, che sarà tra non molto nostra schiava. Domineddio o la natura (è lo stesso) provvide, da principio, alla specie creando l’uomo maschio e femina insieme, al pari delle palmelle e dei zignemi tra gli infusori; e se separò poi i due sessi, li avvinse e li tiene ancora avvinti per via del senso, e anche per via del sentimento, costringendoli ad amarsi perché procreino e continuino indefinitamente la specie… fino a che non sarà intervenuta la scienza per ricondurre la donna a quel che è stata sempre e che sarà sempre (giacché non può essere altro): un’incubatrice di creature umane, ma senza il concorso del maschio!”

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