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LA TRAPPOLA di Luigi Pirandello | Testo e riassunto

La vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco; non la terra che si incrosta e assume forma.
Ogni forma è la morte.
Tutto ciò che si toglie dallo stato di fusione e si rapprendende in questo flusso continuo, incandescente e indistinto, è la morte.
Noi tutti siamo esseri presi in trappola, staccati dal flusso che non s’arresta mai, e fissati per la morte.
Dura ancora per un breve spazio di tempo il movimento di quel flusso in noi, nella nostra forma separata, staccata e fissata; ma ecco, a poco a poco si rallenta; il fuoco si raffredda; la forma si dissecca; finché il movimento non cessa del tutto nella forma irrigidita.
Abbiamo finito di morire. E questo abbiamo chiamato vita!
Io mi sento preso in questa trappola della morte, che mi ha staccato dal flusso della vita in cui scorrevo senza forma, e mi ha fissato nel tempo, in questo tempo!
Perché in questo tempo?
Potevo scorrere ancora ed esser fissato più là, almeno, in un’altra forma, più là… Sarebbe stato lo stesso, tu pensi? Eh sì, prima o poi… Ma sarei stato un altro, più là, chi sa chi e chi sa come; intrappolato in un’altra sorte; avrei veduto altre cose, o forse le stesse, ma sotto aspetti diversi, diversamente ordinate.
Tu non puoi immaginare l’odio che m’ispirano le cose che vedo, prese con me nella trappola di questo mio tempo; tutte le cose che finiscono di morire con me, a poco a poco! Odio e pietà! Ma più odio, forse, che pietà.
È vero, sì, caduto più là nella trappola, avrei allora odiato quell’altra forma, come ora odio questa; avrei odiato quell’altro tempo, come ora questo, e tutte le illusioni di vita, che noi morti d’ogni tempo ci fabbrichiamo con quel po’ di movimento e di calore che resta chiuso in noi, del flusso continuo che è la vera vita e non s’arresta mai.
Siamo tanti morti affaccendati, che c’illudiamo di fabbricarci la vita.
Ci accoppiamo, un morto e una morta, e crediamo di dar la vita, e diamo la morte… Un altro essere in trappola!
– Qua, caro, qua; comincia a morire, caro, comincia a morire… Piangi, eh? Piangi e sguizzi… Avresti voluto scorrere ancora? Sta’ bonino, caro! Che vuoi farci? Preso, co-a-gu-la-to, fissato… Durerà un pezzetto! Sta’ bonino…
Ah, finché siamo piccini, finché il nostro corpo è tenero e cresce e non pesa, non avvertiamo bene d’esser presi in trappola! Ma poi il corpo fa il groppo; cominciamo a sentirne il peso; cominciamo a sentire che non possiamo più muoverci come prima.
Io vedo, con ribrezzo, il mio spirito dibattersi in questa trappola, per non fissarsi anch’esso nel corpo già leso dagli anni e appesito. Scaccio subito ogni idea che tenda a raffermarsi in me; interrompo subito ogni atto che tenda a divenire in me un’abitudine; non voglio doveri, non voglio affetti, non voglio che lo spirito mi s’indurisca anch’esso in una crosta di concetti. Ma sento che il corpo di giorno in giorno stenta vie più a seguire lo spirito irrequieto; casca, casca, ha i ginocchi stanchi e le mani grevi… vuole il riposo! Glielo darò.
No, no, non so, non voglio rassegnarmi a dare anch’io lo spettacolo miserando di tutti i vecchi, che finiscono di morir lentamente. No. Ma prima… non so, vorrei far qualche cosa d’enorme, d’inaudito, per dare uno sfogo a questa rabbia che mi divora.
Vorrei, per lo meno… – vedi queste unghie? affondarle nella faccia d’ogni femmina bella che passi per via, stuzzicando gli uomini, aizzosa.
Che stupide, miserabili e incoscienti creature sono tutte le femmine! Si parano, s’infronzolano, volgono gli occhi ridenti di qua e di là, mostrano quanto più possono le loro forme provocanti; e non pensano che sono nella trappola anch’esse, fissate anch’esse per la morte, e che pur l’hanno in sé la trappola, per quelli che verranno!
La trappola, per noi uomini, è in loro, nelle donne. Esse ci rimettono per un momento nello stato di incandescenza, per cavar da noi un altro essere condannato alla morte. Tanto fanno e tanto dicono, che alla fine ci fanno cascare, ciechi, infocati e violenti, là nella loro trappola.
Anche me! Anche me! Ci hanno fatto cascare anche me! Ora, di recente. Sono perciò così feroce.

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