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Parafrasi COMPLETA canto 2 (II) del poema Orlando Furioso

40
Ma, non essendomi mai preoccupato di
vedermi strappato il cuore dal petto,
lasciai che il mio esercito seguisse la propria via,
senza la mia guida e senza alcun comandante:
per i pendii scoscesi e per quelli più accessibili
presi la via indicatami dall’amore,
dove mi sembrava che quel rapace
avesse portato la mia fonte di conforto e di pace.

41
Per sei giorno, di mattina e di sera, procedetti
per terreni scoscesi e per pendici aspre e selvagge,
dove non c’era una via né un sentiero,
nemmeno segni di tracce umane;
giunsi infine in una valle incolta e inospitale,
circondata da dirupi e caverne spaventose,
nel mezzo della quale, sopra una roccia, si trovava un castello
fortificato e ben posto, in posizione dominante, bello oltre ogni limite.

42
Visto da lontano, sembra risplendere come una fiamma,
costruito non con la terra cotta né con marmi.
Come più mi avvicino ai muri splendenti,
tanto più l’opera mi sembra bella ed incantevole.
Venne poi a sapere, che spiriti demoniaci instancabili,
evocati da vapori e formule magiche,
aveva completamente ricoperto il bel castello con acciaio
temprato nelle acque infuocate del fiume infernale Stige.

43
Il tanto lucidato acciaio fa risplendere ogni torre,
e né ruggine né macchie hanno il potere di intaccarlo.
Di giorno e di notte fa scorrerie per tutto il paese,
e poi il ladrone, Atlante, si rintana di nuovo là dentro.
Ogni cosa che ha intenzione di avere per sé non ha difesa alcuna:
gli si può solo urlare e bestemmiare dietro.
In quel luogo la donna, anzi il mio cuore, tiene nascosto,
ed ormai abbandono ogni speranza di poterla ritrovare.

44
Ahimè! Che altro posso fare più che guardare
da lontano la roccaforte, dove il mio tesoro è stato rinchiuso?
Come la volpe che il proprio cucciolo
senta gridare dal basso nel nido dell’aquila,
si aggira tutt’intorno senza sapere che cosa poter fare,
poiché non ha ali per poter salire lassù.
Tanto ripida è quella roccia ed in tale modo è costruito quel castello,
che solamente gli uccelli vi possono arrivare.

45
Mentre io mi trattenevo in quel luogo, ecco arrivare
due cavalieri guidati da un nano,
che diedero speranza al mio desiderio di ritrovare la donna amata;
ma alla fine sia la speranza che il desiderio risultarono vani.
Erano entrambi guerrieri di grande coraggio:
l’uno era Gradasso, re di Sericana;
l’altro era Ruggero, giovane forte,
cavaliere africano assai pregiato.

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Il nano mi disse: “I due guerrieri sono giunti per dare prova
del loro valore contro il signore di quel castello,
il quale per sentieri nuovi, mai tentati ed inusuali, per il cielo,
cavalca armato l’ippogrifo, il cavallo alato.”
Dissi io a loro: “Signore, vi muova a pietà
la mia sorte spietata e crudele.
Doveste, come spero, vincere,
vi prego di rendermi la mia donna amata.”

47
Gli raccontati quindi come mi fu tolta,
confermando con lacrime il mio dolore.
I guerrieri ed il nano, per loro misericordia, mi fecero molte promesse,
e discesero quindi dal colle ripido e selvaggio.
Io guardai da lontano la battaglia,
pregando Dio per la loro vittoria.
sotto il castello si trovava una zona pianeggiante tanto grande
quanto può essere coperta con due lanci di un sasso.

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Dopo che furono giunti ai piedi dell’alta roccia, sede del castello,
entrambi i cavalieri volevano combattere l’uno prima dell’altro;
tocca quindi a Gradasso, forse per sorte in un sorteggio,
oppure perché Ruggiero non stima più importante poter essere il primo.
Il re di Sericana suona il proprio corno:
la roccia ed il castello stesso rimbombano dalla base alla cima.
Ecco quindi apparire il cavaliere armato
fuori dal portone del castello sul suo cavallo alato.

49
Cominciò quindi a poco a poco a levarsi in cielo,
così come è solita fare la gru migratrice,
che vediamo prima correre e poi alzarsi
da terra di uno o due braccia;
ed infine quando le ali sono completamente spiegate,
le vediamo muoversi velocissime.
Il cavallo alato del negromante batte le proprie ali ad una altezza
tale da essere a malapena raggiungibile da una aquila.

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