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Parafrasi COMPLETA canto 4 (IV) del poema Orlando Furioso

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Dopo essere salito tanto in alto nel cielo, che grande come un
piccolo punto può sembrare da chi lo guarda dalla terra,
prende la via verso la Spagna, là dove il sole tramonta quando
compie esattamente una orbita in congiunzione con il Cancro;
e si muove per l’aria come una nave spalmata di pece
a favore della quale in mare aperto soffia un vento propizio.
Lasciamolo andare, che farà un lungo viaggio,
a torniamo invece a raccontare del paladino Rinaldo.

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Il giorno dopo la sua partenza e quello dopo ancora, Rinaldo
percorre velocemente, spinto dal vento, un lungo tratto di mare,
a volte procedendo verso l’oriente, altre verso nord, verso le
costellazioni dell’orsa, grazie al vento vento che giorno e notte
non smette mai di soffiare. Approdò infine in Scozia,
là dove è visibile la selva di Darnantes,
che spesso, tra gli antici ed ombrosi alberi,
sembra ancora risuonare del rumore di armi in battaglia.

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Vanno alla sua ricerca i cavalieri erranti,
famosi nell’esercizio delle armi, di tutta la Bretagna,
delle regioni vicini ed anche di quelle lontane,
della Francia, della Norvegia e della Germania.
Chi non ha un grande valore in questa arte, non proceda oltre;
perché in quel luogo dove cerca l’onore, prò trovare solo la morte.
Al suo interno hanno compiuto grandi imprese Tristano,
Lancillotto, Galasso, Artù e Galvano,

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ed anche altri cavalieri famosi sia della nuova (di Artù)
che della vecchia (del padre di Artù) Tavola Rotonda
di più di una loro impresa sono ancora visibili
i monumenti ed i trofei sfarzosi.
Rinaldo riprende le sue armi ed il suo cavallo Baiardo,
e subito si fa lasciare sulle spiagge ombrose,
ed al capitano della nave ordina di staccarsi dalla costa
per andarlo ad aspettare a Berwick.

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Senza scudiero al seguito e senza nessuna altra compagnia
il cavaliere si avvia all’interno di quell’immenso bosco,
seguendo ora uno ed ora un’altro sentiero, dove ritiene di poter
avere maggiori probabilità di imbattersi in insolite avventure.
Il primo giorno capitò presso una abbazia,
che spende buona parte dei suoi averi
per rendere onore, nei suo bel monastero,
alle donne ed ai cavalieri in viaggio per quei luoghi.

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I monaci e l’abate fecero una grande accoglienza
a Rinaldo, il quale chiese loro
(non prima che con le delizione pietanze da loro offerte
avesse ristorato abbondantemente il suo stomaco)
come i cavalieri potessero riuscire a trovate
spesso in quel territorio dello avventure da affrontare,
con le quali, compiendo imprese degne di lode,
l’uomo possa dimostrare di meritare critiche o stima.

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Gli risposero che semplicemente girovagando in quei boschi
avrebbe potuto trovare molte avventure insolite; ma così
come i luoghi sono oscuri, anche le imprese possono esserlo;
perché la maggior parte delle volte non se ne avrà mai notizia.
Dissero: “Cerca di andare dove tu possa essere sicuro
che le azioni non restino ignote, sconosciute,
così che dietro al pericolo ed alla fatica spesa
possa seguire la fama, e ne faccia le giuste lodi.

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E se davvero vuoi dare prova del tuo valore,
è pronta per te la più meritevole impresa
che mai, nell’età antica ed anche in quella nuova,
sia stata intrapresa da un cavaliere.
La figlia del nostro re, Ginevra, si trova in questo momento
bisognosa di aiuto e di difesa
contro un barone di nome Lurcanio,
che cerca di toglierle sia la vita che la reputazione.

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Questo Lurcanio l’ha accusata di fronte al padre
(forse spinto solo dall’odio e non dalla ragione)
di averla vista a mezza notte
mentre faceva salire un amante da un balcone.
Stando alle leggi del regno, sarà condannata
al rogo se non trova un campione nell’arte delle armi
che entro un mese, ormai prossimo al suo termine,
metta a tacere l’ingiusto accusatore.

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La dura legge che è in vigore in Scozia, legge crudele e severa,
vuole che ogni donna, qualunque sia la sua classe sociale,
che si congiunge ad un uomo senza essergli moglie,
se viene di questo accusata, deve essere punita con la morte.
E non si può impedire che muoia sul rogo,
a meno che in suo soccorso non venga un forte cavaliere
che assuma la sua difesa, e che sostenga con le armi
che la donna è innocente e quindi non meritevole di morire.

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