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Parafrasi COMPLETA canto 7 (VII) del poema Orlando Furioso

Parafrasi COMPLETA del Canto 7 (VII) del poema Orlando Furioso – Il mago Atlante, sempre intenzionato a salvare la vita a Ruggiero allontanandolo da ogni conflitto, fa rapire il cavaliere pagano dal cavallo alato Ippogrifo e lo coduce sull’isola della maga Alcina. Il saraceno si innamora dell’anziana maga (lei si mostra sotto falso aspetto) e si dimentica quindi di ogni suo impegno. La maga Marfisa, rispondendo alla richiesta d’aiuto di Bradamante, si reca anch’essa sull’isola di Alcina e riesce quindi a convincere l’uomo a scappare.

Leggi il testo del canto 7 (VII) del poema Orlando Furioso

1
Chi si allontana dalla propria patria, vede
cose diverse da ciò che è abituato a credere;
così che, raccontandole poi al ritorno, non viene creduto
e viene quindi considerato un bugiardo:
poiché il popolo sciocco non vuole dargli fede
se non vede e tocca con mano le cose così che siano chiare ed evidenti.
Per questo motivo so che il non aver vissuto personalmente le situazioni narrate,
farà sì che al mio canto venga dato poco credito.

2
Poco o molto credito che io possa avere, non bisogna
che io pongo attenzione al popolo sciocco e con poca esperienza.
A voi, cardinale Ippolito, so bene che non appariranno invece come menzogne,
dal momento che avete ben chiaro il lume della ragione;
ed ogni mia intento desidera che solo da voi
il frutto delle mie fatiche possa essere apprezzato.
Vi ho lasciato nel punto in cui Ruggiero e le due donne videro il ponte e la riviera,
a guardia della quale stava la superba Erifile.

3
Era lei armata con il più raffinato dei metalli,
ornato da gemme di svariati colori:
rosso rubino, giallo crisolito,
verde smeraldo, insieme a zircone color dell’oro.
Era in groppa ad un animale, ma non ad un cavallo;
invece di quello, spronava un lupo:
aveva spinto un lupo nel punto in cui si attraversava il fiume,
su di una sella riccamente adornata, fuori dal comune.

4
Non credo che un lupo così grande possa essere trovato in Puglia:
era infatti più grosso ed alto di un bue.
Non usava un morso per guidarlo, facendogli spumare le labbra,
e non so nemmeno come potesse sottometterlo alle proprie volontà.
Una sopraveste colore della sabbia
portava sopra la propria armatura, quella peste maledetta di Erifile:
era, ad eccezione del colore, di quel tipo
che i vescovi ed i prelati usano nella corte.

5
E portava, come simbolo, sullo scudo e sul cimiero
un rospo gonfio e velenoso.
Le due donne indicarono al cavaliere la gigantesca Erifile,
giunta al capo del ponte per sfidarlo in combattimento,
farsi beffa di lui ed interrompere il suo cammino,
come è solita fare a volte con alcuni.
Lei grida a Ruggiero di tornare indietro:
lui impugna una lancia, la minaccia e la sfida a combattimento.

6
La gigantessa, non meno veloce ed audace,
sprona al galoppo il grande lupo, si stringe all’arcione,
pone la propria lancia, a metà del tragitto, in posizione di attacco
e fa tremare la terra con il suo avanzare.
Ma rimane infine stesa sul prato dopo il duro scontro;
poiché il prode Ruggiero la colpisce sotto l’elmo con il ferro della lancia,
e la caccia dall’arcione con tale furore,
da ributtarla indietro per sei braccia di distanza.

7
E subito, sfoderata la spada che aveva in vita,
avanzava verso di lei per tagliarle la superba testa:
e avrebbe potuto anche ben farlo, dal momento che, come fosse morta,
Erifile giaceva tra i fiori e l’erba.
Ma le donne gridarono: “Accontentati che sia stata sconfitta,
non voler ottenere una altra dura vendetta.
Riponi, gentile cavaliere, la tua spada;
oltrepassiamo il ponte e proseguiamo per la nostra strada.”

8
Presero una via alquanto difficile e poco agevole
attraverso ad un bosco,
che oltre ad essere piena di sassi e stretta,
proseguiva su dritta, ripida, lungo la collina.
Ma dopo che furono saliti fin su la vetta,
uscirono dal bosco in una spaziosa prateria,
dove videro il più bello ed il più gioioso palazzo
che fosse mai stato visto al mondo.

9
La bella Alcina venne avanti, per un pezzo di strada,
fuori dalle prime porte d’ingresso del palazzo, verso Ruggiero,
e lo accolse, con modi signorili,
in mezzo ad una corte bella e stimabile.
Da tutti gli altri, furono fatte al forte guerriero
tanti onori e tante reverenze,
che non potrebbero fare di più se in mezzo a loro
fosse disceso Dio direttamente dal Paradiso.

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