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Parafrasi canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

10
Ora Zerbino, che era il loro capitano,
non poté a quel punto avere più pazienza.
Con ira e con furore si avvicinò a Medoro,
dicendo: “Ne pagherai tu le conseguenze.”
Allungò la mano afferrando la sua bionda chioma
e lo trascinò a sé con violenza:
ma non appena pose i propri occhi su quel bel volto,
non poté fare a meno di provare pietà per lui, e non lo uccise.

11
Il giovane ragazzo ricorse alle preghiere,
e disse: “Cavaliere, in nome del tuo Dio,
non essere tanto crudele da impedire
che io possa dare degna sepoltura al corpo del mio re.
Non voglio che nessun altra pietà nei miei confronti pieghi la tua volontà,
né voglio che tu possa pensare che abbia solo il desiderio di poter vivere:
ho tanta cura della mia vita, niente di più,
quanta ne basta per poter dare sepoltura al mio signore.

12
E se vuoi invece vuoi nutrire fiere ed uccelli, lasciando il corpo insepolto,
perché vi è in te la collera del tebano Creonte, che impedì la sepoltura
dei nemici morti, fa banchettare loro con le mie membra, e quelle
del figliolo di Almonte lascia invece che vengano seppellite.”
Così si pronunciò Medoro con belle maniere,
e con parole adatte a smuovere anche una montagna;
ed aveva talmente commosso Zerbino,
che costui ormai ardeva tutto d’amore e di pietà.

13
Ma nel frattempo, un cavaliere maleducato,
dimostrando poco rispetto nei confronti del suo signore,
con una lancia impugnata al di sopra della spalla, ferì
il petto delicato del supplicante Medoro.
L’atto crudele e barbaro non piacque a Zerbino;
tanto più che, per il colpo ricevuto, vide cadere il giovane ragazzo
tanto smorto e con espressione tanto impaurita,
che credette che fosse morto.

14
E si indignò per l’atto e se ne addolorò in tale misura,
che disse: “Non rimarrà ora senza vendetta!”
e pieno di sdegno di rivolse
al cavaliere che aveva compiuto quell’atto malvagio:
ma costui agì d’anticipo, gli si tolse
da davanti in un attimo e fuggì via.
Cloridano, che vede ora Medoro giacere in terra,
salta fuori dal bosco per combattere allo scoperto.

15
Getta l’arco, e tutto pieno di rabbia
agita la propria spada in mezzo ai nemici,
più per trovare anch’esso la morte, che con l’intenzione di ottenere
una qualche vendetta che possa compensare la sua ira.
Vede la sabbia divenire rossa del proprio sangue,
tra tante spade nemiche, e si vede ormai in fin di vita;
vedendosi tolta ogni forza,
si lascia quindi cadere accanto al suo Medoro.

16
Gli scozzesi proseguono dove il loro comandante Zerbino
per la profonda selva, viene condotto dal suo nobile sdegno,
dopo che ha lasciato sul campo l’uno e l’altro moro,
uno completamente morto e l’altro con molta poca vita.
Giceva in terra già da molto tempo il giovane Medoro,
perdendo sangue dalla tanto profonda ferita,
che la sua vita, alla fine, avrebbe perduto,
se non fosse sopraggiunto chi gli poi gli diede aiuto.

17
Arrivò per caso dove lui si trovava una donzella,
avvolta in vestiti umili, da pastore,
ma di aspetto regale e con un bel viso,
di maniere nobili e convenientemente piene di decoro.
Da tanto tempo io non ne diedi più notizia,
ed a malapena dovreste quindi riuscire a riconoscerla:
quella ragazza, se non lo sapete, era Angelica,
superba figlia di Galafrone, re del Catai.

18
Dpo che rientrò in possesso del proprio anello magico,
del quale Brunello l’aveva privata derubandola,
la sua superbia ed il suo orgoglio crebbero in tale misura,
che tutto il mondo sembrava adesso avere a sdegno.
Va in giro da sola, e non si degnerebbe
di avere come compagno neanche il più famoso che ci fosse al mondo:
non si degna di ricordare di avere già
nominato a suo amante Orlando, o Sacripante.

19
E più di ogni altro sue errore, molto di più si era pentita
del bene che aveva voluto a Rinaldo,
ritenendo di essersi troppo avvilita,
e di aver indirizzato gli occhi per guardare così in basso.
L’Amore, avendo sentito ormai troppa arroganza,
non la volle tollerare più a lungo:
là dove giaceva Medoro, l’Amore si pose al varco
e l’aspettò, dopo avere posto una freccia nel suo arco.

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