Footer menù

Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

80
Vide una grande massa di minestre rovesciate,
e domanda al suo maestro che cosa ciò significhi.
Dice Giovanni: “E’ l’elemosina che alcuni lasciano
nel testamento, perché venga fatta copo la loro morte.”
Passa di fianco ad una grande cumulo di fiori di diverso tipo,
che aveva avuto un tempo un buon profumo ed ora invece puzzava tanto.
Questo era il dono (se è lecito chiamarlo così)
che Costantino fece al buon Silvestro.

81
Vide una grande abbondanza di trappole appiccicose fatte con il vischio,
che furono un tempo, oh donne, la vostra bellezza.
Sarebbe lungo se raccontassi in versi tutte
le cose che sulla Luna si mostrarono agli occhi di Astolfo;
poiché anche dopo mille e mille versi non riuscirei a terminare,
essendoci tutto ciò che ci può capire in vita:
soltanto la pazzia sulla Luna è presente nella giusta misura, né poca né troppa;
in quanto stà qua giù sulla terra senza mai allontanarsi.

82
Lì, su alcuni suoi giorni e su alcuni fatti che riguardavano lui,
e che egli aveva già dimenticato, rivolse la propria attenzione:
che se non ci fosse stato Giovanni a spiegargli le cose,
non avrebbe potuto Astolfo distinguerne le diverse forme.
Poi giunse dove stava ciò che a noi sembra sempre di avere a sufficienza,
tanto che mai si fecero voti a Dio per poterne avere di più;
sto parlando del senno: ve n’era lì tanto da formare un monte,
da solo in quantità molto superiore a tutte le altre cose finora raccontate.

83
Era come un liquido diluito e fluido,
destinato ad  evaporare, se non tenuto opportunamente chiuso in un recipiente;
e si poteva vedere in quella valle raccolto in varie ampolle,
quale più, quale meno capiente, adatte a quell’impiego.
La più grande di tutte era quella nella quale
era stato versato dentro il senno del folle cavaliere Orlando;
e venne riconosciuta in mezzo alle altre, in quanto
riportava al suo esterno la scritta: Senno d’Orlando.

84
Ed allo stesso modo anche le altre riportavano scritto
il nome di coloro ai quali il senno, in esse contenuto, era appartenuto.
Il duca Astolfo vide un ampolla contenente gran parte del proprio senno;
ma lo fecero meravigliare molto di più
le ampolle di molti che credeva non dovessero
essere privi nemmeno di un briciolo del proprio senno, dettero invece lì
evidenza del fatto di averne in realtà ancora poco;
essendone presente una grande quantità in quel luogo.

85
Alcuni lo perdono a causa dell’amare, altri a causa dell’onore,
altri nella ricerca di ricchezze, muovendosi per mare;
altri a causa delle speranze riposte nei propri signori,
altri stando dietro alle vane arti della magia;
altri per le gemme, altri per le opere di pittori,
ed altri per qualcosa d’altro che apprezzano più di ogni altra cosa.
Di filosofi e di astrologi
ed anche di poeti ne era stato raccolto molto di senno in quel luogo.

86
Astolfo prese il proprio senno; glielo concesse
l’apostolo Giovanni, scrittore dell’ultimo libro del Nuovo Testamento relativo all’Apocalisse.
Si portò semplicemente al naso l’ampolla nella quale era esso contenuto,
e sembra quindi che il senno fece ritorno al proprio posto:
e che Turpino ammetta, da quel momento in avanti,
che Astolfo visse per un lungo periodo come un uomo saggio;
ma fu un errore che fece successivamente quello
che una altra volta gli tolse ancora il senno.

87
L’ampolla più capiente e piena, nella quale c’era
il senno che avrebbe dovuto rendere saggio il conte,
prese Astolfo; e non era tanto leggera
quanto aveva stimato, vedendola ammucchiata insieme alle altre.
Prima che il paladino Astolfo dal cielo della luna
discenda alle sfere sottostanti, del fuoco e dell’aria,
fu condotto dal santo apostolo
in un palazzo a fianco del quale scorreva un fiume;

88
palazzo che aveva ogni sua stanza piena di batuffoli
di lino, di seta, di cotone, di lana,
tinti in vari colori, alcuni brutti ed alcuni belli.
Nel primo cortile una donna canuta, con la chioma bianca,
traeva un filo da tutti quei batuffoli e lo avvolgeva ad un aspo,
come vediamo, in estate, la donna di campagna
ricavare dai bozzoli dei bachi, precedentemente bagnati,
la seta che viene poi filata.

89
Vi è chi, finito un batuffolo,
giunge a rimetterne un altro, e chi ne porta altri da un altro logo:
un’altra donna separa, tra tutte quelle matasse,
quelle belle da quelle brutte, che non vengono invece distinte dalla prima.
“Che lavoro viene fatto qui, che io non riesco a comprendere?”
chiede Astolfo a Giovanni; e gli risponde l’altro:
“Le donne vecchie sono le Parche, che con questi fili
tessono la vita di voi mortali.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web