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Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

70
Attraversano tutta la sfera di fuoco
e quindi proseguono verso il regno della Luna.
Vedono quel luogo essere per la maggior parte
come un acciaio privo di qualunque macchia;
e lo trovano uguale, o poco meno, per dimensioni,
alla superficie complessiva del globo terrestre,
della terra di questo ultimo globo, il globo terrestre,
comprendendo anche il mare che la terra circonda e stringe.

71
Lì Astolfo rimase meravigliato due volte:
che visto da vicino quel luogo era tanto grande,
metre assomiglia invece ad un piccolo tondo
a noi che lo osserviamo da queste parti;
e che gli conveniva aguzzare lo sguardo,
se dalla Luna la terra ed il mare, che intorno ad essa si spande,
vuole distinguere; poiché, non avendo luce propria,
la loro immagine arriva poco lontana.

72
Ben altri fiumi, altri laghi, altre campagne
ci sono là sulla Luna, rispetto a quelli che ci sono qui tra noi;
ben altre pianure, altre valli, altre montagne
hanno a disposizione le città ed i castelli della Luna,
con case in confronto alle quali mai più grandi
potè vederne il paladino né prima di allora né dopo:
e ci sono anche vaste e solitarie selve,
dove le ninfe cacciano ad ogni ora le belve che vi abitano.

73
Il duca Astolfo non rimase ad esplorare tutto quel luogo;
poiché non era salito là per quello scopo.
Dal santo apostolo Giovanni fu condotto
in un valle stretta tra due montagne,
dove veniva miracolosamente raccolto
ciò che viene da noi perso, o per nonstra colpa,
o a causa del tempo o della Fortuna:
ciò che si perde qua sulla terra, là sulla Luna si raduna.

74
Non parlo solo di regni o di ricchezze,
su cui ha potere la mutevole ruota della Fortuna;
ma voglio anche dire di ciò che la Fortuna non
ha alcun potere di togliere o di dare,
Là si trova molta di quella fama che, come fosse un tarlo,
il tempo, con il suo lungo passare, qua sulla terra divora:
là sulla Luna stanno le infinite preghiere e promesse,
che vengono fatte a Dio da noi peccatori.

75
Le lacrime ed i sospiri degli amanti,
l’inutile tempo che si perde giocando,
ed il lungo ozio di uomini ignoranti,
i vani propositi che non hanno mai attuazione,
i desideri infruttuosi sono tanti
da ingombrare la maggior parte di quel luogo:
in conclusione, ciò che qua sulla terrà tu potresti perdere,
salendo là sù potrai ritrovarlo.

76
Passando il paladino attraverso quei mucchi di cose perse,
chiede alla propria guida ora di questo ed ora di quello.
Vide un monte fatto da gonfie vesciche,
dal cui interno sembravano provenire grida e gravi turbamenti;
seppe che erano gli antichi re,
sia degli Assiri che della Lidia,
sia dei Persiani che dei Greci, che un tempo furono
famosi, mentre ora quasi anche il loro nome è stato dimenticato.

77
Ami d’oro e di argento vede lì vicino
raccolti in grande quantità, erano questi quei doni
che con la speranza di guadagno si fanno
ai re, ai principi avidi ed ai protettori.
Vede lacci nascosti in ghirlande; chiede cosa siano,
e ascolta in risposta che sono tutte adulazioni.
Vengono raffigurati come cicale scoppiate per il troppo cantare,
i versi fatti per tessere le lodi di signori.

78
Di legami dorati e di catene ricoperte di gemme,
vede che hanno forma gli amori finiti male.
Vi erano artigli di aquile; e seppe che furono
l’autorità data dai signori ai loro ministri.
I mantici che riempivano i pendii tutto intorno a quella valle,
sono i favori, valatili come fumo, che i principi
danno per un tempo limitato ai loro preferiti,
e che poi vengono tolti, scompaiono, con il loro passare degli anni.

79
Rovine di città e di castelli
stavano in quel posto, in modo confusionario, insieme a grandi tesori.
Domanda Astolfo cosa siano, ed apprende che sono complotti, e quelle
congiure che così poco riescono a rimanere nascoste.
Vide serpenti con il volto di donzelle,
opera di falsari e di ladroni:
poi vide bottiglie di vetro, di vario genere, rotte,
che erano il risultato dei servizi resi dalle misere corti ai propri signori.

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