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Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

50
Cantano fra i rami i leggiadri uccellini,
di colore azzurro, bianco, verde, rosso e giallo.
Mormoranti ruscelli e placidi laghi
superano per limpidezza i cristalli.
Un dolce venticello che sembra soffiare
sempre allo stesso modo e dalla sua dolcezza non sembra mai allontanarsi,
faceva ondeggiare l’aria circostante tanto
che il calore del giorno non poteva dare fastidio:

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e quel venticello ai fiori, ai frutti ed alla verdura,
andava rubando i diversi profumi,
e di tutti ne faceva una mistura
con la quale nutriva di dolcezza l’aria.
In mezzo alla pianura sorgeva un palazzo
che sembra essere acceso da una viva fiamma:
tanto splendore e tanta luce tutt’intorno
irradiava, ben oltre ogni consuetudine umana.

52
Alstolfo verso quel palazzo,
il cui perimetro superava trenta miglia,
fa muovere il proprio destriero a passo lento, senza fretta,
ammirando, ora da una parte ed ora dall’altra, il bel paesaggio:
e giudica brutto e malvagio, in confronto a quello,
e che sia in antipatia al cielo ed alla natura,
questo fetido mondo che abitiamo noi:
tanto è invece quello dolce, chiaro ed allegro.

53
Non appena Astolfo è vicino, volando, a quel luminoso tetto,
rimane sbalordito per la meraviglia:
poiché il muro è interamente ricoperto di una gemma,
più lucida e rossa del rubino.
che opera stupenda, che abile architetto!
Quale altra costruzione nel nostro mondo le rassomiglia?
Taccia chiunque le sette meraviglie
del mondo è solito esaltare tanto.

54
Dal lucente vestibolo di quella
felice casa, si fa incontro al duca Astolfo un vecchio,
con indosso un mantello tanto rosso ed una gonnella tanto bianca,
che l’una potrebbe confrontarsi con il latte, l’altro con il minio.

Hai i capelli bianchi, e bianca anche la mascella,
ricoperta da una folta barba che scende lungo il petto;
ed ha un viso tanto venerabile,
da sembrare uno degli eletti del Paradiso.

55
Costui, con viso gioioso, al paladino,
sceso da cavallo in segno di riverenza,
disse: “Oh cavaliere, che per volere divino
sei salito fino al paradiso terrestre,
benché non sia questa la destinazione del tuo cammino,
né sia visto da te come l’oggetto del tuo desiderio;
credici comunque se ti dico che non senza una profonda ragione
sei tu giunto qui dall’emisfero boreale.

56
Per imparare come devi prestare aiuto
a re Carlo, e come la santa fede togliere dalla situazione di pericolo,
sei venuto da me per ricevere consiglio,
dopo un così lungo viaggio, senza averlo deciso consapevolmente.
Non al tuo sapere e neanche al tuo valore vorrei
che attribuissi il merito di essere giunto qui, o figlio;
poiché né il tuo corno magico, né il cavallo alato
sarebbe serviti a qualcosa, se Dio non ti avesse concesso di arrivare qui.

57
Ragioneremo poi insieme con maggiore tranquillità,
e ti dirò come dovrai comportarti:
ma prima vieni a ristorarti con noi;
che il lungo digiuno deve ormai esserti fastidioso.”
Il vecchio, continuando il suo discorso,
fece molto meravigliare il duca Astolfo
quando, rivelando il proprio nome, gli disse
di essere colui che aveva scritto il vangelo:

58
quel Giovanni a Gesù Cristo, il Redentore, tanto caro,
che tra i discepoli si sparse la voce
che non avrebbe terminato la propria vita con la morte;
così che fece sì che il figliolo di Dio
disse a Pietro: “Perchè comunque ti affanni,
se io voglio che stia ad aspettare la mia venuta così come è?”
Sebbene non disse: egli non deve morire,
è chiaro comunque che volle dire proprio così.

59
Lì in paradiso fu elevato, e trovò anche la comagnia di altri,
poichè prima di lui Enoch, il patriarca, era giunto con il proprio corpo;
ed erano entrambi insieme al grande profeta Elia,
a non avere ancora visto l’ultima sera, a non essere ancora morti;
e fuori dall’atmosfera pestilente e malvagia del mondo,
si godranno l’eterna primavera di quel paradiso terrestre,
fino a che le trombe degli angeli non segnaleranno
il giorno del Giudizio Universale.

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