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Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

20
Alceste, il cavaliere di cui io ti parlo
(essendo questo il suo nome) vedendosi
respinto da cui più di ogni altro avrebbe dovuto mostrargli
gratitudine, chiede il permesso di partire;
e minaccia il re, allontanandosi, di farlo
pentire di non avergli dato in sposa la figlia.
Se ne andò quindi dal re di Armenia, antico rivale
del re di Lidia e suo principale nemico;

21
e tanto lo stimolò, lo istigò, da indurlo
a prendere le armi ed a muovere guerra contro mio padre.
Alceste, come merito per le sue illustri e famose gesta,
fu quindi fatto capitano di quelle squadre dell’esercito.
Per il re di Armenia tutte le altre cose cose
disse che avrebbe conquistato: solo il mio corpo elegante
e bello voleva come ricompensa
per il suo operato, una volta ottenuta la completa vittoria.

22
Io non sarei in grado di spiegare in modo chiaro il grave danno
che Alceste fece a mio padre in quella guerra.
Sconfigge quattro eserciti, ed in meno di un anno di guerra
lo riduce in condizioni tali da non lasciargli più in possesso alcuna terra,
ad eccezione di un castello, che ripidi pendii rendono
fortissimo; e là dentro il re si serra
con quelli della corte che più gli sono cari,
e con il tesoro che in breve vi potrebbe portar fuori da tale situazione-

23
In quel castello ci assediò Alceste; ed in non molto
tempo ci ridusse ad un tale stato di disperazione,
che mio padre avrebbe, con buon patto, accettato
che la moglie e la serva, ed anche me con loro, gli venissero lasciate
insieme alla metà del regno, se in questo modo avesse sperato
di poter essere risparmiato da ogni altro danno.
Di vedersi in breve tempo privato di quel poco che ancora gli restava
era ben certo, per morire poi come prigioniero.

24
Si appresta quindi a tentate, prima che ciò accada,
ogni rimedio che avesse potuto aver successo;
invia me, che ero causa di ogni male,
fuori dalla rocca, là dove Alceste si trovava.
Io vado d Alceste con l’intenzione
di cosegnarmi come prigioniera,
e di pregarlo affinché prenda la parte del regno
che più voleva, e tramuti quindi l’ira in pace.

25
Non appena Alceste apprende che io vado a trovarlo,
subito mi viene incontro pallido e tremante:
di un vinto e di un prigioniero, a guardarlo bene,
aveva l’aspetto piuttosto che di un vincitore.
Io, conoscendo che cosa lo faceva ardere, non mi rivolgo a lui
così come avevo prima meditato:
vista l’occasione che mi si presenta, prendo una nuova decisione,
più adeguata allo stato d’animo in cui lo trovo.

26
Comincio quindi a maledire l’amore che lui provava nei miei confronti,
ed a lamentarmi con forza della sua crudeltà,
del fatto che ingiustamente aveva oppresso mio padre,
e che aveva cercato di prendermi con la forza;
che mostrando più grazia nei miei confronti sarebbe riuscito
ad avermi di lì a pochi giorni, se solo avesse saputo mantenere
in modo deciso le buone maniere che aveva avuto inzialmente,
e che al re ed a tutti noi furono tanto gradite.

27
E sebbene, inizialmente, mio padre
gli aveva respinto l’onesta sua richiesta di matrimonio
(essendo per sua natura un poco scontroso,
non si piega mai alla prima richiesta),
non avrebbe dovuto diventare restio a servirlo con devozione
per questo rifiuto, e provare subito ira nei suoi confronti;
anzi, agendo sempre meglio, doveva essere sicuro
di giungere in breve tempo alla tanto desiderata ricompensa.

28
E se ancora mio padre restio nei suoi confronto
fosse rimasto, io l’avrei poi pregato tanto
che avrebbe comunque fatto del mio amante il mio sposo.
Se tuttavia l’avessi visto ancora ostinato nel suo rifiuto,
avrei fatto tale opera di nascosto,
ed Alceste si sarebbe potuto elogiare per l’avermi potuta avere.
Ma poiché a lui, ad Alceste, sembrò invece meglio tentare in altro modo,
ero ora ferma nella decisione di non amarlo mai.

29
E sebbene ero venuta da lui, mossa
da la pietà che provavo nei confronti di mio padre,
doveva essere certo che non avrebbe potuto godere a lungo
del piacere che contro la mia volontà gli davo;
perché avrei macchiato la terra con il mio sangue, mi sarei uccisa,
non appena al suo perverso desiderio avessi
con il mio corpo dato soddisfazione
in ciò che sarebbe stato del tutto contro la mia volontà.

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