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Parafrasi COMPLETA canto 34 (XXXIV) del poema Orlando Furioso

10
Se vuoi che porti tue notizie
nel modo dei vivi, sono pronto a soddifarti.”
Rispose l’ombra: “Alla luce del giorno, bella e che dà vita,
mi sembra cosa buona poter tornare anche solo per fama,
tanto che mi strapperà a forza le parole
il grande desiderio che ho di ricevere tale dopo, di essere ricordata,
ed il mio nome e la mia situazione, chi sono, ti dirò,
anche se il parlare mi risulta faticoso e fastidioso.”

11
E cominciò quindi a raccontare: “Signore, il mio nome è Lidia,
figlia, di nobile stirpe, del re di Lidia,
dal sublime giudizio di Dio
condannata per l’eternità a stare qui in mezzo al fumo,
per essere stata nei confronti del mio fedele amante,
quando ancora ero in vita, ingrata e spiacevole.
Questa grotta è piena di altre, innumerevoli, anime,
poste qui a subire la mia stessa punizione per la stessa colpa.

12
C’è qui la crudele Anassarete, più in basso,
dove il fumo è più denso e la pena quindi maggiore.
Il suo corpo rimase al mondo convertito in pietra,
mentre l’anima venne qua giù, nell’Inferno, a patire la pena,
dopo che di vedere impiccato, per sua opera, il misero e triste
suo amante, potè sopportare senza commuoversi.
Qui vicino c’è Dafne, che si accorge ora di quanto
abbia sbagliato a fare tanto correre Apollo.

13
Sarebbe troppo lungo se delle infelici anime
di femmine ingrate, che si trovano in questa parte dell’Inferno,
io volessi ad una ad una raccontarti;
poiché sono tante da tendere all’infinito.
Più lungo ancora sarebbe parlarti degli uomini
ai quali l’ingratitudine ha recato danno,
e che vengono ora puniti in un luogo peggiore,
dove il fumo li acceca ed il fuoco li cuoce.

14
Perché le donne sono più facili e propense
nel credere alle cose, una maggiore punizione merita però
chi le inganna. Lo sano bene Teseo e Giasone
ed Enea, colui che mosse guerra nel Lazio all’antico regno Romano;
lo sa bene Ammone, che il proprio fratello Assalone spinse contro di sé,
con sanguinosa ira, per l’aver violentato la sorella Thamar;
ed altri ed altri ancora: in numero infinito,
che hanno abbandonato chi le mogli e chi i mariti.

15
Ma per raccontare più di me che degli altri,
e rendere più evidente l’errore che mi condusse poi qui,
tanto bella, ma altezzosa ancora di più, fui in vita,
tanto che non so se altra mai donna mi avesse eguagliata:
neppure saprei dirti chiaramente, tra questi due,
se prevalesse in me l’orgoglio oppure la bellezza;
sebbene la superbia o l’essere altezzosa, nacque
dalla bellezza che a tutti gli occhi piacque.

16
Vi era a quel  tempo in Tracia un cavaliere, Alceste,
ritenuto il migliore al mondo con le armi,
il quale, da più di testimone attendibile,
sentì tessere le lodi della mia particolare bellezza;
a tal punto che spontaneamente decise
di voler darmi in dono tutto il suo amore,
ritendendo di meritare, in nome del proprio valore,
che io tenessi come cosa cara il suo cuore.

17
Giunse in Lidia; e con un laccio più forte
rimase quindi legato, intrappolato, dopo che mi ebbe vista.
Con gli altri cavalieri si mise nella corte
di mio padre, nella quale accrebbe di molto la propria fama.
Il grande valore personale e gli svariati
atti di coraggio che mostrò, sarebbe lungo
a raccontarti, e le infinite ricompense che si sarebbe meritato
se avesse servito un uomo con maggiore gratitudine di mio padre.

18
Panfilia e Caria, ed anche il regno dei Cilici,
mio padre potè vincere in battaglia per opera di costui;
tanto che mai mio padre spinse l’esercito contro nemici
più di quanto questo cavaliere valoroso voleva.
Costui, ritenendo ora che i benefici portati
lo meritassero, un giorno con il re ebbe un colloquio privato
e gli chiese, quale premio per le numerose conquiste
generate dal suo aiuto, che io diventassi sua moglie.

19
Fu respinto dal re, che ambiva a fare maritare sua figlia
con un uomo di alta condizione sociale,
non con costui che, essendo solo un cavaliere,
non possedeva altro se non il proprio valore personale:
e mio padre, troppo abbandonato al semplice guadagno,
e anche all’avarizia, scuola per apprendere ogni vizio,
apprezza tanto le buone maniere o ammira le virtù personali,
quanto un asino può apprezzare ed ammirare il suono di una lira.

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