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Parafrasi canto 39 (XXXIX) del poema Orlando Furioso

40
Al momento di imbarcarsi, aveva trovato
a Marsiglia una nave proveniente dall’Oriente,
che aveva portato lì un vecchio cavaliere della corte del re Monodante (padre di Brandimarte);
il quale aveva girato per molte provincie,
alcune volte vagando per mare, altre volte per terra,
alla ricerca di Brandimarte; avendo ricevuto notizia
lungo il suo viaggio che avrebbe potuto trovarlo in Francia.

41
E lei, avendo riconosciuto in costui Bardino,
quel Bardino che aveva sottratto
Brandimarte a suo padre quando era ancora un bambino,
per nutrirlo presso Roccasilvana (avendolo venduto al suo conte),
ed avendo anche saputo il motivo del suo viaggio,
l’aveva fatto salpare con sé dalla costa francese,
dopo avergli raccontato come
Brandimarte era giunto in Africa.

42
Non appena scesero a terra, in Africa, appresero le ultime notizie,
che Biserta era stata assediata da Astolfo;
che con lui si trovava anche Brandimarte
avevano sentito dire, ma non come notizia certa.
Ora Fiordiligi si muove con grande fretta,
non appena lo vede, e mostra apertamente
una contentezza che i guai precedenti
resero la più grande che lei avesse mai provato.

43
Il gentile cavalliere, non meno felice
nel vedere la sua cara e fedele moglie,
che amava più di qualunque altra cosa al mondo,
la abbraccia, la stringe a sé e la accoglie teneramente:
non si lasciava saziare né con il primo, né con il secondo
e neanche con il terzo bacio il suo acceso desiderio;
se non che, alzando gli occhi, vide
Bardino, che era arrivato insieme alla donna.

44
Stese le mani, e volle abbracciarlo
ed allo stesso tempo domandare il perché della sua venuta;
ma gli impedì di riuscire nel suo intento
l’accampamento che fuggiva in modo disordinato
di fronte a que bastone che l’uomo folle e completamente nudo
agitava tutt’intorno, e gli faceva lasciare via libera.
Fiordiligi guardò in viso quell’uomo nudo,
e gridò a Brandimarte: “Ecco a voi il conte Orlando!”

45
Nello stesso istante anche Astolfo, che si trovava lì,
vide chiaramente che si trattava di Orlando
grazie ad alcuni segni che dai vecchi Santi
aveva appreso quando si trovava lassù in Paradiso.
Non fosse stato grazie a loro due, tutti gli altri
sarebbero rimasti all’oscuro dell’identità di quel gentile signore;
che per il lungo trascurarsi, per la sua follia,
aveva il volto più simile a quello di un animale che di un uomo.

46
Astolfo a causa della commozione che gli trafisse
il petto ed anche il cuore, si volse piangendo;
e disse a Dudone (che era vicino a lui),
ed anche ad Oliviero: “Ecco a voi Orlando!”
Quei due, gli occhi e le palpebre tenendo a lungo
fisse su di lui, iniziarono a riconoscerlo;
ed il ritrovarlo in una tale disgraziata condizione,
li riempì di meraviglie a di pietà.

47
Piangeva la maggior parte di quei signori: tanto a loro
faceva provare dolore, tanto si dispiacevano per ciò che vedevano.
“È il momento (disse loro Astolfo) di trovare il modo
per farlo rinsavire, e non di dovergli fare un lamento funebre.”
E saltò da cavallo, si mise in piedi, lo stesso fecero Brandimarte,
Sansonetto, Oliviero ed il santo Dudone;
e si avventarono, si lanciarono sul nipote di Carlo, Orlando,
tutti nello stesso istante; con l’intenzione di immobilizzarlo.

48
Orlando che si vide circondato,
agitò il suo bastone da disperato e da pazzo;
e a Dudone, che si faceva protezione
alla testa con lo scudo e voleva farsi avanti,
fece sentire che era anche molto pesante:
e non fosse stato grazie ad Oliviero che con la spada tolse
parte della potenza al colpo, quel bastone ingiusto avrebbe
rotto non solo lo scudo, ma anche l’elmo, la testa ed il busto.

49
Ruppe solamente lo scudo, e su l’elmo
si abbatté con tale forza che Dudone cadde a terra.
Sansonetto menò la sua spada nello stesso istante;
e colpisce il bastone a più di due braccia dall’estremità
con una tale forza, da tagliarlo completamente di netto.
Brandimarte che gli si getta addosso, gli stringe
i fianchi, tanto forte quanto può, con entrambe
le braccia, mentre Asfolfo gli afferra le gambe.

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