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Parafrasi canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

Parafrasi del Canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso – Nello scontro contro Dudone, la flotta di Agramante ha la peggio ed il re è costretto a scappare insieme a re Sobrino. I due raggiungono Lipari, dove incontrano re Gradasso, ed insieme decidono di sfidare Orlando ed altri due paladini per decidere le sorti della guerra. Nel frattempo i cristiani guidati da Orlando ed Astolfo espugnano e saccheggiano Biserta. Ricevuta la sfida, Orlando decide che a combattere con lui saranno Brandimarte ed Oliviero.

Leggi il testo del canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

1
Sarebbe cosa lunga se le diverse vicende
di quel conflitto navale volessi raccontare;
e raccontarlo proprio a voi mi sembrerebbe quasi inutile,
Cardinale Ippolito, generoso discendente del mai sconfitto Ercole,
inutile come, come si dice, portare dei vasi a Samo,
civette ad Atene e coccodrilli in Egitto;
perché ciò di cui vi parlo per sentito dire, voi, Signore,
l’avete visto direttamente e l’avete fatto vedere ad altri.

2
Ebbe un lungo spettacolo il vostro fedele
popolo la notte ed il giorno che stette, come fosse a teatro,
ad osservare le vele nemiche, le navi veneziane
strette tra il fuoco e le armi.
Che grida e che lamenti si possano ascoltare,
che mare tinto di sangue umano si possa vedere,
in quanti diversi modi si possa morire in una simile battaglia
voi l’avete visto, e lo avete anche mostrato a molti.

3
Non lo vidi invece io, perché sei giorni prima,
cambiando ogni giorno cavallo, ero corso
con molta fretta ai piedi santi del massimo pastore,
il papa Giulio II, a chiedere aiuto contro i veneziani:
ma non ci fu poi bisogno né di uomini né di cavalli;
perché intanto al Leone di San Marco sia l’unghia che il dente
furono da voi rotti, tanto che pericoloso
non è più stato dal quel giorno fino ad oggi.

4
Ma Alfonso Trotti, che invece si trovò coinvolto nella battaglia,
Annibale, Pier Moro, Afranio e Alberto,
i tre Ariosti, Ludovico da Bagno e Francesco Zerbinato
me ne raccontarono tanto che io ne fui perfettamente informato:
me lo chiarirono poi del tutto le insegne catturate ai veneziani,
che vidi offerte ed esposte in gran numero nel duomo di Ferrara,
ed anche le quindici grozze navi che presso queste nostre rive
vidi stare prigioniere insieme a mille altre barche.

5
Chi vide quegli incendi e quei naufragi,
le tante e diverse uccisioni,
che, per vendicare gli incendi ai nostri palazzi,
furono fatte fin che non fu presa l’ultima imbarcazione;
potrà anche vedere con l’immaginazione le morti e le pene
sofferte dal povero popolo d’Africa nel bel mezzo del mare,
delle acque salate, insieme al re Agramante,
la notte buia in cui Dudone portò il suo assalto.

6
Era di notte, e non si vedeva nessuna luce,
quando ebbe inizio il duro combattimento:
ma dopo che lo zolfo, la pece ed il combustibile sparso
in grande quantità, accesero con le fiamme le prore e le sponde
delle navi, e l’avida fiamma iniziò ad ardere ed a consumare
quelle navi e galee male difese;
si poteva vedere tutt’intorno tanto chiaramente,
che la notte sembrava essere stata trasformata in giorno.

7
Perciò Agramante, che a causa dell’oscurità
non aveva stimato essere tanto numeroso il nemico, e non credeva
neanche di dover sostenere un attacco tanto duro,
che, resistendo all’inizio, alla fine non potesse essere represso;
dopo che gli incendi rimossero le tenebre,
e vide quello che prima non credeva possibile,
ciò che le navi nemiche erano due volte tante le sue,
cambiò decisamente il suo pensiero.

8
Scende con pochi altri su una barca leggera nella quale
c’è il cavallo Brigliadoro ed altri oggetti che gli sono cari.
Passa in silenzio tra nave e nave,
fintanto che non si trova in un mare più sicuro
lontano dai suoi, che Dudone preme ed incalza,
e li riduce in condizioni dure e difficili.
Il fuoco li brucia, il mare li ingoia, le armi li uccidono:
colui che ne è la ragione se ne scappa via.

9
Fugge Agramante, e porta via con sé re Sobrino,
con il quale si lamenta per non avergli creduto,
quando previde il futuro con occhio indovino,
e gli annunciò tutto quel male che ora gli sta capitando.
Ma torniamo a raccontare del paladino Orlando,
che, prima che Biserta possa ricevere un altro aiuto,
consiglia ad Astolfo di raderla al suolo,
così che non possa più muovere guerra alla Francia.

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