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Parafrasi canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

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A questo punto della mia storia, che non sia vera,
Federico Fregoso ha più di un dubbio a riguardo,
perché avendo percorso con la sua flotta tutta la costa
dell’Africa settentrionale, in ogni luogo,
capitò ache a Lampedusa, e trovò l’isosa
tanto selvaggia, montuosa e frastagliata,
che non c’è, sostiene, in tutto quel luogo impervio,
un solo posto dove si possa poggiare il piede su un piano:

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e non ritiene quindi che sia vero che su quell’isola
montuosa sei cavalieri, i migliori al mondo,
potessero aver sostenuto una battaglia a cavallo.
A questa obiezzione rispondo in questo modo: a quel
tempo una piazza tra le più adatte per questo scopo
aveva quell’isola nella sua parte più vicina al mare;
ma in seguito, un sasso staccatosi a causa
del terremoto, le cadde sopra e lo coprì completamente.

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Così che, o lampo chiaro della Fregosa stirpe,
o serena, o luce sempre viva, se mai mi avete
ripreso per questa cosa, forse di fronte a
quell’invincibile comandante (vostro fratello Ottaviano)
grazie al quale la vostra patria ora vive in pace,
abbandonando ogni forma d’odio ed abbandonandosi
all’amore; vi prego di non esitare a dirgli che può
essere accaduto ciò che racconto e non sono quindi un bugiardo.

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In quel momento, alzando il suo sguardo verso il mare,
Orlando vide sopraggiungere in tutta fretta
una piccola nave, che di approdare
sull’isola sembrava avere tutte le intenzioni.
Di chi fosse, io non lo voglio raccontare ora,
perché ho più di un personaggio che mi aspetta altrove.
Vediamo allora in Francia, dopo che sono riusciti
a cacciare i saracini, se sono ora tristi o felici.

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