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Parafrasi canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

10
Quando Gradasso vide cadere il busto di Agramante
separato dalla sua testa;
accadde una cosa che mai prima d’allora si era verificata,
iniziò a tremare fino al cuore e sbiancò in viso;
ed al sopraggiungere del cavaliere d’Anglante,
prevedendo la sua fine, sembrò rassegnarsi.
Non cercò in nessun modo di mettersi al riparo,
quando il colpo mortale gli si abbattè addosso.

11
Orlando lo ferì al fianco destro
sotto all’ultima costa; e la spada, affondata
nel suo ventre, uscì per un palmo dal suo lato sinistro,
schizzandolo tutto di sangue fino all’elmo.
Mostrò bene che dalla mano del più valoroso
e del migliore guerriero di tutto l’universo
partì quel colpo che mise a morte un signore, che non
aveva eguali per forza in tutta la terra degli infedeli.

12
Senza gioire per questa sua vittoria,
il paladino salta subito in sella al suo cavallo;
e con il viso preoccupato e coperto di lacrime, corre
subito a tutta velocità dal suo amico Brandimarte.
Vede il terreno tutto insanguinato intorno a lui:
l’elmo sembra essere stato aperto da un colpo d’accetta,
fosse anche stato più fragile della corteccia, non
avrebbe comunque opposto una minore forza in sua difesa.

13
Orlando gli levò l’elmo dal viso,
e scoprì che aveva la testa, fino al naso,
spaccata nel bel mezzo, tra le ciglia:
ma gli era comunque rimasto abbastanza animo,
da riuscire a chiedere perdono per i suoi peccati
a Dio, re del paradiso, prima della morte;
e riesce anche a confortare il conte, che bagna le sue
guance con le lacrime, per indurlo a rassegnarsi;

14
e dirgli: – Orlando, ricordarti di me
nelle tue preghiere tanto gradite a Dio;
e non di meno ti raccomando anche la mia Fiordi… –
ma non riuscì a dire: – …ligi – , e qui morì.
Voci e musiche di angeli in un armonioso concerto
si udirono subito nell’aria, non appena l’anima partì:
anima che oramai libera dal corpo mortale
salì nel cielo accolta da una dolce melodia.

15
Orlando, sebbene dovesse essere contento
per una tanto devota morte, e sapesse anche
per certo che Brandimarte fino in paradiso era
salito (avendo visto che il cielo gli veniva aperto),
neppure sforzandosi con tutta la volontà umana, abituata
alla fragilità dei propri sensi, sopportava poco
che gli fosse tolta una persona più cara di un fratello,
e non poteva evitare di aver il volto bagnato da lacrime.

16
Sobrino, che aveva perso molto sangue,
che gli cadeva sul fianco e sulle guance,
già da tempo si trovava riverso a terra,
ed avrebbe oramai anche dovuto avere le vene vuote.
Anche Oliviero era ancora a terra, e non aveva
ancora potuto riavere il suo piede, e non lo avrebbe
riavuto se non slogato e, per tutto il tempo che
il cavallo ci era stato sopra, pure mezzo rotto:

17
e se non fosse andato ad aiutarlo il cognato Orlando
(come si trovata, tanto addolorato ed in lacrime),
da solo non sarebbe mai riuscito a riaverlo;
e tanto dolore e tanta sofferenza gli causa,
che anche riavuto, né per muoverlo e nemmeno
per poggiarvici sopra sentiva avere abbastanza forza;
ed ha anche la gamba talmente intorpidita,
che non riesce a muoversi, se non con l’aiuto di qualcuno.

18
Della vittoria ottenuta si rallegrò assai poco
Orlando; troppo gli risultava duro ed aspro da mandar giù
vedere Brandimarte che giaceva morto,
e poteva neanche tanto contare sul cognato.
sobrino, che era ancora invita, infine si riprese,
ma era molto più morto che vivo;
dal momento che la sua vita, per tutti il sangue perso,
era ormai sul punto di cessare.

19
Il conte lo fece togliere da terra, tutto insanguinato,
e lo fece anche medicare con cure sapienti;
e lo confortò anche con buone parole,
come se fosse stato un suo parente;
perché dopo tutto quello che era accaduto non poteva
avere sentimenti negativi ed era anzi tutto clemente.
Fece togliere ai morti le armi ed i cavalli;
di tutto il resto lasciò che se ne occupassero i servi.

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