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Ludovico Ariosto, autore del poema Orlando Furioso

La molteplicità del reale e la varietà umana. Ciò che la fantasia ariostesca vuole cogliere è la molteplicità del reale, la straordinaria varietà della natura umana in tutte le sue ambivalenze e contraddizioni: un mondo polifonico e policentrico, in cui nulla è dato e nulla è stabile. Chi sa leggere tra le pieghe di questo mondo fantastico che l’ingegno di Ariosto ha partorito, vi troverà una sottile riflessione filosofica sulla natura mutevole delle cose, sul caos del reale e sul labirintico senso dell’esistenza di cui l’uomo, apparentemente al centro dell’universo, non ha la chiave. Ariosto pone in evidenza i limiti dell’uomo: la sua irrefrenabile curiosità, ma anche la sua fallibilità e lo scacco di fronte alla realtà.

L’illusione e l’effimero. Il fallimento e i limiti dell’essere umano sono conseguenza dell’illusione di cui si nutre l’uomo: l’illusione è un fantasma che perseguita ogni azione degli eroi ariosteschi, sempre smaniosi di raggiungere il proprio ideale. Ne è sublime rappresentazione poetica il palazzo di Atlante dove ogni prigioniero insegue vanamente l’oggetto del proprio desiderio, senza sapere che non è null’altro che uno spettro, la metafora dell’inafferrabilità della vita. L’oggetto del desiderio è dunque sfuggente, come Angelica, che lo incarna in tutta la sua evidenza erotica, una donna dalla sensualità conturbante ma priva di consistenza, perennemente in fuga, la cui bellezza si rivela effimera, un bene che non potrà mai essere trattenuto.

L’ironia e una superiore consapevolezza. Lo smisurato teatro degli errori e degli inganni che è il mondo ariostesco viene corroso dalla sottile ironia che pervade le sue opere. Dinanzi alla fallibilità dell’uomo e agli inganni della vita, che celano una visione pessimistica dell’esistenza, è proprio l’ironia lo strumento per raggiungere una consapevolezza superiore e rendere meno amara l’accettazione della realtà.

Il rapporto con i classici e la questione della lingua. Il disincanto trova espressione anche nella medietas che Ariosto cerca nella propria vita, come serena tranquillità, intento alle proprie attività di poeta. Non a caso, una delle fonti di ispirazione del ferrarese per la stesura delle Satire è Orazio, il poeta latino della “via di mezzo”. Questo ci racconta anche altro: in linea con le nuove attenzioni rivolte dagli umanisti e dagli uomini del Rinascimento ai grandi classici, Ariosto è lettore di testi del passato, come le Satire e le Epistole di Orazio, per altro non ancora così studiati in quegli anni. Oltre al rapporto con i classici un’altra questione che fa di Ariosto un autore perfettamente calato nel contesto del suo tempo è l’attenzione riservata ai modelli linguistici e il legame con Pietro Bembo, che risulteranno decisivi per la terza edizione del Furioso.

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