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LA VITA PRODIGIOSA DI ISIDORO SIFFLOTON di Enrico Ianniello

La vita prodigiosa di Isidoro SifflotinTitoloLa vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
AutoreEnrico Ianniello
Genere: Romanzo
Pagine: 236
Editore: Feltrinelli
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In breve:
…ci pensarono gli altri bambini delle scuole elementari a cambiarmi il cognome presto presto; all’epoca già fischiavo, anche se ancora con la tecnica vocale, e tutti mi conoscevano e mi chiamavano in vari modi, come Siscariello o Aucelluzzo, perché non avevo ancora incontrato il Francese, ma a scuola ero noto come Isidoro Pocapanza, perché la pelle della pancia e la colonna vertebrale si staccavano con difficoltà per lasciare spazio a quel pugnetto stretto di stomaco che tenevo. Eppure mangiavo, era impossibile non mangiare a casa mia, però correvo, correvo, correvo sempre, e fischiavo, Tenete presente come suona il fischio di un merlo?

Quando ero appena nato, avevo stretto gli occhi, i piccoli pugni blu per la tensione, avevo aperto la bocca e mi ero fatto rosso, come tutti i neonati. Ma non avevo pianto, eh no; avevo urlato, ma non avevo pianto. L’aria era entrata prepotente e senza invito nei polmoni non allenati, e io l’avevo ricacciata indietro con tutta la mia forza, ma non mi ero messo a piangere, non avevo fatto “nguè”. Avevo fatto “prì”. Avevo fischiato. Dopodiché stetti zitto per qualche ora. Mi limitai a guardare quello che succedeva dentro casa, e quello che succedeva era questo: prima mi infilarono un tubo dentro al naso – per liberarmi le vie respiratorie, penso che aveva detto l’infermiera –, e lì lanciai il secondo fischio, che la preoccupò ancora di più del primo, tanto che corse a prendere una torcia per gettarmi in gola un fascio di luce grosso come un asparago, e cercare di capire cosa avessi di strano…

Già nei primi giorni si abituarono al mio strano modo di piangere, con quegli strilli fischianti all’insù, dei “pri-ì, pri-ì” che mamma si vantava di riconoscere subito.
“Pri-ì.”
“Ha fatto ‘a cacca.”
“Pri-i-ì.”
“Vo’ ‘a zìzza.”
“Prììììììì.”
“Piglialo in braccio, Quirino!”
Prima di un anno, comunque, sapevo già dire qualche parola e il fischio si ridusse notevolmente; inoltre cominciai a capire un po’ meglio com’erano fatte la mia gola e la mia bocca, il mio “apparato fonatorio”, mi hanno detto che si chiama così. Se volevo piangere, allora, piangevo come tutti gli altri bambini, e del fischio si dimenticarono tutti, me compreso, fino a quando non arrivò Alì, un bellissimo merlo indiano.

Il libro:
Protagonista del romanzo di Enrico Ianniello è Isidoro Raggiola, figlio di Quirino Raggiola e Stella Dimare. Già il giorno della sua nascita, nella casetta di Mattinella, nel cuore dell’Irpinia, il piccolo Isidoro stupisce tutti: non si mette a piangere ma emette un fischio, ad essere precisi un “urlafischio”, perché nato dalla vibrazione delle corde vocali e non dal soffio dell’aria.

Quella che inizialmente veniva semplicemente considerata una stranezza, diviene invece con gli anni una dote distintiva e apprezzata da tutti, un vero e proprio dono della natura: quando incontra per la prima volta Alì, il merlo indiano tenuto in gabbia fuori da un negozio di Mattinella, il protagonista scopre infatti di saper parlare con gli uccelli. Il volatile diventerà l’amico inseparabile del ragazzo, rimanendo al suo fianco per tutta la sua fanciullezza.

Così come l’amico pennuto, anche la famigla di Isidoro è davvero particolare: il padre Quirino è affetto da strabismo, è solito inventare parole e abitudini tutte nuove e particolari e dedica molto del suo tempo alla riflessione, alla musica e alla scrittura; la madre vive in mezzo alla farina, preparando pasta di ogni forma per tutta la piccola comunità, ed è solita trasmettere al figlio importanti e profondi insegnamenti tramite semplici storielle. I due si amano come fossero due fidanzatini. Ancora più particolari sono poi i diversi personaggi che Isidoro incontrerà nel corso della sua vita e che lo supporteranno nell’ambiziosa idea di creare una lingua nuova, con tanto di fischiabolario, a servizio di un messaggio rivoluzionario che vuole l’umanità felice e libera dal bisogno.

L’infanzia di Isidoro trascorre nella piena felicità ma, come tutti gli insegnamenti ricevuti dalla madre, anche il più doloroso dovrà essere inevitabilmente affrontato. Sparte e Capisci: …tutto si separò, davanti ai miei occhi, e questa separazione sembrava fatta apposta per farmi capire, farmi vedere per forza come è fatta la vita veramente, la vita dentro, diciamo…

Di strappo in strappo, di separazione in separazione, Isidoro andrà a vivere a Napoli e, oramai ragazzo, si imbatterà, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio magico ma muto: quello dell’amore.

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin è davvero un ottimo romanzo. Enrico Ianniello ci offre una storia dolce e potente al tempo stesso, che strappa sorrisi ma sa anche fare riflettere e commuovere.

Le vicende sono raccontate in prima persona dal protagonista Isidoro, intervallando lettere d’amore scritte dal padre Quirino, non solo alle persone ma anche ai momenti più importanti della sua vita, e dolci racconti della madre Stella. La complicità è massima: è quasi una chiacchierata tra grandi amici che possono aprirsi in piena libertà e totale abbandono. La scrittura cresce con il protagonista. La lettura scorre veloce e appassiona.

Un romanzo da leggere assolutamente!

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