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Introduzione al poema Orlando Furioso

Il desiderio inappagabile. Se da un lato la grande attenzione dei cavalieri alle proprie faccende private e ai propri desideri tradisce un primato dell’immanenza rispetto ai valori religiosi e ai codici cavallereschi del passato – nel pieno rispetto del clima rinascimentale entro cui l’opera è inserita –, dall’altro la grande varietà dei fatti raccontati, la dilatazione della trama all’infinito, la sensazione di una mancata conclusione sottendono un senso di precarietà e di crisi di quello stesso mondo di cui Ariosto è interprete. Nel poema ariostesco nessuno dei personaggi può dirsi pienamente realizzato: ogni sua azione è dettata da un desiderio immanente (prevalentemente di natura erotica) o da uno slancio di libertà. Non è un caso che tutto parta con la fuga di Angelica, oggetto del desiderio dei cavalieri. Angelica è la personificazione dell’eros, il cui soddisfacimento è destinato a rimanere frustrato. Tutti i paladini sono mossi dalla sua fuga, tutti vanno alla sua ricerca esponendosi al pericolo in foreste o in palazzi fatati da cui è quasi impossibile uscire. Al soddisfacimento del desiderio è legata la felicità, che resta così irraggiungibile, come testimonia il Castello di Atlante, una prigione in cui i cavalieri inseguono non a caso il fantasma del proprio desiderio, senza potersene liberare e uscire dalle sue ingannevoli mura.

Fortuna, follia e magia. Questo rincorrersi per terre, mari, cieli è uno sforzo vano. Il più delle volte è il caso, la fortuna a indirizzare le sorti dei protagonisti: Orlando si imbatte per caso nel bosco dove scorge i segni inequivocabili dell’amore scoccato tra Medoro e Angelica, e impazzisce. L’equilibrio mirabile dello stile ariostesco fa quindi da contraltare al folle svolgersi delle vicende, alle azioni talvolta illogiche, al mancato equilibrio dei personaggi, che spesso ricorrono a vari espedienti per perseguire i propri fini, non rinunciando all’inganno, all’astuzia, alla violenza. La conseguenza di tutto ciò è la perdita della lucidità se non della ragione, come avviene in Orlando. D’amore si può impazzire, per amore ci si illude e si cade vittima di tranelli (testimone è ancora una volta il Castello di Atlante, ma anche l’isola della maga Alcina). Il racconto della follia di Orlando avviene esattamente a metà poema, segno della sua centralità tematica e della forte valenza metaforica che riveste: la follia è la conseguenza estrema del mancato appagamento, della mancata felicità, ma anche della vana ambizione dell’essere umano, che rincorre desideri impossibili da realizzare. A sua volta la magia, e con essa tutti gli elementi fantastici che popolano il poema, non è un semplice espediente per vivacizzare l’intreccio e intrattenere il pubblico, ma la conferma dell’incapacità dell’uomo di padroneggiare il proprio destino: maghi, cavalli alati, anelli fatati sono altrettanti segni dell’illusione che imprigiona l’animo umano, simbolo quindi di inganno e sopraffazione.

L’ironia ariostesca. In quest’opera più che altrove emerge la saggezza ariostesca che vale anche come ammonimento: se la vita è inafferrabile, se l’amore è un simulacro, se la felicità non è un oggetto da acciuffare e possedere, allora occorre aspirare a una quotidianità serena, al riparo dagli inganni e dalle illusioni. L’atteggiamento distaccato con cui Ariosto guarda ai suoi personaggi è sicuramente un tratto tipico dello scrittore rinascimentale, l’ironia con cui descrive le loro mirabolanti e inverosimili azioni è una forma di investigazione psicologica e sociale, uno strumento per mettere a nudo la vanità dei desideri umani, i limiti stessi dell’uomo nonché le contraddizioni e le ambiguità del mondo cortigiano: le virtù dei cavalieri appartengono a un tempo ormai mitico e non sono più di questo mondo, sembra dirci Ariosto.

Classicità e varietà stilistica. Nell’apparente caos della narrazione lo stile ariostesco si rivela la quintessenza della classicità: cristallino e armonico, il linguaggio del poema tende a una musicalità naturale, senza forzature; la stessa enunciazione dei fatti avviene in modo distaccato e oggettivo, accentuando l’impressione di equilibrio e compostezza. La straordinaria abilità dell’autore è ancora più evidente nel sapiente dosaggio di toni differenti, a seconda delle azioni e delle vicende di cui sono protagonisti gli eroi della narrazione: il fiabesco e il meraviglioso si alternano al realistico e all’epico, il tragico e il comico coesistono, così come il lirico e il grottesco. L’armonizzazione degli opposti è quindi l’esito più sorprendente del poema e senza dubbio il capolavoro stilistico di Ariosto.

One Response to Introduzione al poema Orlando Furioso

  1. Federico giugno 20, 2014 at 12:17 pm #

    La miglior introduzione all’orlando furioso che si possa trovare Online!

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