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Trama del romanzo I Promessi Sposi

Don Rodrigo non fa fatica a venire a conoscenza del tentativo di matrimonio a sorpresa finito male e del fatto che Lucia ed Agnese abbiano trovato rifugio nel convento di Monza. Aggiungendo a tali notizie la condanna pendente su Renzo e la fuga del giovane nel territorio bergamasco, il ritorno in paese di Agnese e l’allontanamento di padre Cristoforo, il prepotente signorotto ha ora la strada spianata per riuscire ad attuare il suo piano. Il convento e la potente monaca rappresentano però per lui un ostacolo quasi impossibile da superare e l’uomo decide così di chiedere l’intervento dell’Innominato (Francesco Bernardino Visconti), un potentissimo e sanguinario signore che ha dedicato la sua vita alla tirannia ma che da qualche tempo sta maturando una profonda crisi interiore. Costui fa rapire Lucia da Egidio con la complicità di Gertrude (la monaca di Monza). La ragazza viene così portata al castello dell’Innominato e, terrorizzata, prega e supplica il potente signore di lasciarla andare via e lo esorta anche a redimersi dicendo che “Dio perdona molte cose per un atto di misericordia”. La notte che segue è per Lucia e per l’Innominato molto intensa. La prima fa un voto di castità alla Madonna perché la salvi e le faccia incontrare nuovamente la madre Agnese, rinunciando così di fatto a Renzo. Il secondo, sconvolto dalla vista e dalle parole della ragazza, trascorre una notte insonne orribile, piena di rimorsi, ed arriva quasi al suicidio.
Il giorno dopo l’uomo viene a sapere che il cardinale Federigo Borromeo è in paese e si presenta nella casa del curato per chiedere di parlargli. Federigo Borromeo accetta la richiesta di soccorso ed il suo successivo colloquio con l’Innominato sconvolge il potente tiranno, che si pente delle proprie azioni, si converte e si impegna a cambiare vita, ponendo rimedio ai suoi errori a partire dal caso della povera Lucia. La ragazza viene così liberata e conodotta a Milano per stare sotto la protezione di donna Prassede e Don Ferrante.

Federigo Borromeo viene a sapere da Agnese che le disavventure di Lucia sono inziate con il rifiuto di don Abbondio a celebrato il matrimonio. Il cardinale rimprovera pertanto duramente il curato che finalmente si accorge dell’importanza del dolore altrui.

In Lombardia la carestia si sta avviando finalmente al termine quando si presenta un nuovo flagello: la guerra. L’esercito francese interviene nella contesa per la successione al ducato di Mantova e del Monferrato, e richiama così anche quello imperiale, costituito dai Lanzichenecchi. La loro discesa lungo l’Adda genera ovunque terrore e distruzione. Molti, tra cui don Abbondio, Perpetua e Agnese, trovano rifugio nel castello dell’Innominato, che è oramai divenuto un punto di riferimento per gli oppressi.

Anche il terrore della guerra non è ancora passato che subito se ne presenta uno nuovo ben peggiore: la peste, portata in Italia dagli stessi lanzichenecchi. Don Rodrigo prende la malattia, vorrebbe tenerla nascosta per non essere portato al Lazzaretto ma viene tradito e derubato dal Griso (lo stesso bravo contrae poco dopo la peste e muore). Il signorotto viene quindi portato dai monatti al lazzaretto dove sono stati raccolti tutti gli altri appestati.

Renzo si ammala di peste ma ne guarisce ed approfitta della situazione generale (tra tanti tormenti la giustizia ha altro a cui pensare che il mandato di cattura pendente su di lui) per tornare al paese, cercare la sua Lucia e convincerla a mantenere la promessa di matrimonio. Il ragazzo aveva infatti avviato una fitta corrispondenza con Agnese ed era venuto così a sapere del voto di castità fatto dalla ragazza. Non trovando l’amata nel paesello ed avendo saputo della protezione offerta da donna Prassede e Don Ferrante, Renzo si reca a Milano e scopre infine che anche la giovane ha contratto la malattia ed è stata condotta al Lazzaretto. Il ragazzo proseguire le sue ricerche e si reca quindi anche all’ospedale degli appestati, dove incontra padre Cristoforo, oramai ammalato, intento a prestare le cure agli ammalati ed in particolare a Don Rodrigo. Il religioso porta il ragazzo al cospetto del tiranno ammalato e Renzo non esita a perdonarlo ed a pregare per lui.
Il promesso sposo si incammina infine nell’area del Lazzaretto dedicata alle donne ed incontra finalmente Lucia. La ragazza è oramai guarita dalla peste. Tra i due giovani inizia una contesa verbale con oggetto il voto di castità fatto alla Madonna. Interviene infine padre Cristoforo e scioglie il voto fatto dalla ragazza. Renzo e Lucia sono nuovamente promessi sposi.
La ragazza rimane a Milano per terminare il periodo di quarantena, Renzo parte subito per fare ritorno al paesello senza curarsi della forte pioggia: la forte pioggià che laverà via la peste.

Renzo ritorna al paesello e vi conduce anche Agnese, che per evitare di essere contagiata dalla peste si era rifugiata a Pasturo.
Finisce il periodo di quarantena di Lucia ed anche la ragazza fa ritorno a casa. La morte di Don Rodrigo è ormai certa (il suo palazzo è stato occupato da un generoso parente), don Abbondio non deve più temere per la propria vita e unisce finalmente in matrimonio i promessi sposi.
Renzo, Lucia ed Agnese si trasferiscono nel territorio di Bergamo ed i due giovani danno alla luce molti bambini, la prima dei quali viene chiamata Maria, come segno di gratitudine verso la Madonna.

Nell’ultimo capitolo del suo romanzo, Alessandro Manzoni presenta direttamente la morale dell’opera: la fede in Dio può fare superare tutti i problemi e le disgrazie.
Lo scrittore, traslando le problematiche del suo tempo in questo contesto romanzesco, lascia intendere indirettamante anche un’altra morale di grande importanza: è il popolo, nella sua condizione povera e umile, il vero protagonista della storia. Dio istituisce secondo Manzoni una Provvidenza che non decide al posto dell’uomo ma determina un perpetuo equilibrio, pertanto il popolo deve giustamente cercare di riscattarsi e reclamare il proprio diritto di vivere, lasciando un proprio segno nella storia.

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