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Introduzione alle ALTRE OPERE di Dante Alighieri

Il Convivio
Un’opera ambiziosa. Il Convivio è un’opera del 1303-1304 dalla struttura prosimetrica. Il progetto iniziale prevedeva la raccolta di 14 canzoni la cui stesura è successiva alla Vita nova e il relativo commento. In realtà, solo 3 canzoni saranno commentate, quindi ciò che Dante Alighieri portò a termine è un trattato introduttivo, più altri tre dedicati rispettivamente alle canzoni Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete, Amor che nella mente mi ragiona, Le dolci rime d’amor ch’i’ solia. L’impianto tuttavia è quello di un’opera ambiziosa, a carattere filosofico e morale, perciò distante negli intenti dalla Vita nova, nonostante la forma l’accomuna ad essa.

La scelta del volgare. L’importanza dell’opera risiede nella scelta del volgare anziché il latino, come consuetudine, per trattare un argomento elevato, la filosofia, destinato a un pubblico di specialisti. Dante motiva la scelta nel trattato introduttivo, citando Aristotele, l’ipse dixit della cultura medievale: «Sì come dice lo filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere». Dante sa bene che il latino non è comprensibile alla maggioranza delle persone, pur appartenenti alla nobiltà e alla borghesia cittadina, pertanto l’uso del volgare è finalizzato al raggiungimento di un numero maggiore di lettori, che appunto «desiderano di sapere».

L’interpretazione dei testi. Nei successivi trattati Dante rimarca l’importanza del ruolo della filosofia nella sua vita, a partire dalla funzione consolatrice: il poeta racconta di aver letto Boezio e Cicerone per lenire le sofferenze dopo la morte di Beatrice. Un passo del primo trattato affronta la questione dell’interpretazione dei testi, che hanno quattro livelli di lettura: letterale, allegorico, morale e anagogico, chiarendo che quest’ultimo indaga verità spirituali. Dante offre interpretazioni allegoriche delle donne citate nelle liriche: la donna della prima canzone, già citata nella Vita nova, è in realtà la filosofia; seguendo lo stesso schema, il poeta afferma che la donna cantata nella seconda canzone è la sapienza; la terza lirica invece parla della nobiltà e consente a Dante di dare un giudizio circa l’importanza dell’impero per garantire la felicità sulla terra.

Il De Vulgari Eloquentia
Il primato del volgare sul latino. Scritto tra il 1303 e il 1305 in latino e quindi destinato a un pubblico di dotti e letterati, il De Vulgari Eloquentia affronta la questione della lingua, uno degli argomenti più cari a Dante. Il poeta fiorentino sostiene che le lingue volgari siano lingue “naturali”, cioè date alla nascita, mentre il latino è una lingua artificiale. Per questa ragione le prime sono più nobili della seconda, sebbene siano mutevoli e instabili: qui Dante sorprendentemente coglie uno degli aspetti della lingua, cioè l’evoluzione nel tempo, anche se non individua il latino come base evolutiva delle lingue romanze.

Il vulgaris illustris. L’indagine si concentra successivamente sulla “lingua del sì”, cioè l’italiano. Dante cerca tra i vari dialetti italiani il “volgare illustre” (vulgaris illustris), cioè nobile, luminoso, una lingua che sia anche “cardinale”, cioè il più alto tra i volgari e comune a tutti i parlanti, “aulico”, cioè la lingua parlata nella corte regia, “curiale”, cioè parlato là dove si amministra. Dante perviene alla conclusione che non esiste tale volgare, anche in ragione delle divisioni interne dell’Italia, ma che tale lingua può essere trovata nelle maggiori opere letterarie.

Un storia letteraria del volgare. Dante passa in rassegna i maggiori poeti in volgare tra quelli della scuola siciliana e i toscani, ricordando anche i più autorevoli poeti provenzali e francesi, costruendo una prima significativa storia letteraria delle lingue romanze. Il secondo trattato si sofferma sulla retorica e, in linea con quella medievale, Dante distingue tra un stile alto – tragico –, uno stile medio – comico – e uno stile basso – elegiaco. Secondo Dante il volgare illustre può affrontare i temi nobili che richiedono uno stile alto. Il libro si interrompe al XIV capitolo ed è impossibile quindi cogliere il disegno complessivo dell’opera, che resta tuttavia di fondamentale importanza in quanto introduce in via teorica il tema della lingua che sarà affrontata nei secoli a venire da altri studiosi e scrittori e di fatto dà il via alla storia letteraria dell’italiano.

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