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Introduzione alle RIME di Dante Alighieri

Un’opera non organica. Le Rime raccolgono componimenti in versi che attraversano tutta la produzione poetica dantesca dai primi anni fino all’inizio della Commedia, quindi in un arco temporale di oltre un ventennio. Si tratta di componimenti sparsi, per cui non si può parlare di un libro vero e proprio, e lo stesso Dante Alighieri non aveva in mente di strutturarlo in modo organico. Proprio nella mancata organizzazione dei testi e nel corpus contenuto (l’edizione critica di Domenico De Robertis del 2005 raccoglie 73 liriche attribuite a Dante, più un ristretto numero di rime dubbie) si può misurare la distanza dal Canzoniere di Petrarca, che conta ben oltre 300 componimenti e, soprattutto, risponde nella struttura e nell’organizzazione interna a un disegno preciso del suo autore.

Pluristilismo e ampia varietà di temi. In questa produzione, come successivamente nella Commedia, Dante dà prova del suo rigore compositivo e della capacità di variare temi e stili come pochi, tanto più che il passaggio da uno stile a un altro non risponde sempre e solo a un’evoluzione nel tempo, ma a motivi che riguardano il tema, la situazione, l’adattamento del registro alla materia… In breve si può registrare una variazione stilistica anche tra componimenti coevi. Questo ha reso anche più difficoltoso l’accertamento di una cronologia esatta delle rime, tanto che l’edizione curata da Barbi nel 1921 si atteneva a una categorizzazione per temi e per analogie stilistico-formali, mentre quella di Contini del 1939 stabiliva una cronologia “ideale”, dove l’aggettivo alludeva anche alla difficoltà a stabilirne una “reale”. Come scrive Piero Cudini nell’introduzione alle Rime (Garzanti, 1989), «con Dante […] ci si scontra di continuo, ché non è consentito adeguarsi ad un modulo e su quello poter procedere nella lettura. In questo, il libro delle rime è addirittura esemplare, nell’accostamento dei vari tipi di sperimentalismo che vi si pongono».

Le rime giovanili. Nelle liriche del periodo giovanile traspaiono i riferimenti e i modelli del giovane Dante. I sonetti in risposta a Dante da Maiano, tra i primissimi testi danteschi, risentono della lezione di Guittone d’Arezzo; altre canzoni e sonetti sono invece in pieno clima stilnovista per la tematica amorosa e per la presenza di figure femminili ispiratrici (vi compaiono Fioretta, Violetta e la stessa Beatrice): in essi sono ravvisabili l’importante influenza di Guido Cavalcanti – in chiave tematica per l’accento sul dolore provocato dall’amore e per gli evidenti rimandi alla filosofia di Aristotele, in chiave stilistica per la finezza formale – e di Guido Guinizzelli – per il tema del saluto/salute e per l’importanza dello sguardo della donna e della sua nobiltà d’animo. Queste rime sono escluse dalla Vita nova, nonostante vi sia in molti casi contemporaneità di stesura: l’esclusione non è motivata da una mancata adeguatezza qualitativa, ma da ragioni tematiche e da funzionalità tonale. Non mancano in questo periodo rime dallo stile comico, come quelle della tenzone con Forese Donati (1293-1296).

Liriche allegorico-dottrinali. Nel periodo successivo alla Vita nova si assiste a un cambiamento di tono, che ha dato vita a poesie dall’indirizzo più filosofico e dottrinale. Sono liriche scritte in una fase successiva alla morte di Beatrice e quindi caratterizzate dal superamento del tema amoroso. Alcune di esse erano destinate al Convivio, tra cui quelle che effettivamente entreranno a far parte del libro e che saranno commentate nel secondo, terzo e quarto trattato: Voi che ‘ntendendo il ciel movete, Amor che nella mente mi ragiona e Le dolci rime d’amore ch’i’ solia. Tra le altre si segnalano anche Tre donne intorno al cor mi son venute, dedicata alla giustizia, e Amor, da che convien pur ch’io mi doglia, dagli accenti più malinconici e scritta durante i primi anni dell’esilio, immediatamente prima della stesura della Commedia.

Le rime “petrose”. Fanno gruppo a sé stante le quattro rime “petrose” dedicate a “Petra”, la cui identificazione risulta a tutt’oggi piuttosto difficile. Al di là della materia, un amore doloroso e violento, che configura i quattro componimenti come un ciclo vero e proprio, ciò che tiene insieme queste liriche è l’alto tasso di sperimentazione metrico-formale e il lessico duro e “aspro” sul piano fonico. Il modello di Dante sembra in questo caso Arnaut Daniel, sia per lo stile difficile prossimo al trobar clus del trovatore occitano, sia per la scelta di forme metriche complesse come la sestina, tipica di Daniel.

Un’anticipazione della Commedia. La compresenza degli stili in liriche coeve in qualche modo fa da contraltare “pratico” alle trattazioni teoriche del secondo libro del De Vulgari Eloquentia e soprattutto rappresenta un antipasto della straordinaria commistione stilistica e di linguaggi che sarà la Commedia.

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