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Introduzione alla VITA NOVA di Dante Alighieri

Sonetti:
TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE


Composizione e forma. Se le Rime di Dante Alighieri non sono un corpus organico, la Vita nova si configura invece come libro vero e proprio, congegnato secondo un disegno meditato, con una ripartizione che per certi versi anticiperà opere paradigmatiche della poesia occidentale come il Canzoniere di Petrarca. L’opera fu realizzata tra il 1293 e il 1295 e la sua peculiarità risiede nella mescolanza di parti in prosa e in versi: infatti il libello dantesco è un prosimetro. Benché esistessero già dei precedenti con queste caratteristiche formali, la Vita nova è il primo libro in volgare a presentarle.

Titolo. Il significato del titolo Vita nova è molteplice. Ad un primo livello va inteso come vita giovanile, su cui si innesta però il motivo del rinnovamento, di un nuovo cominciamento a partire dall’incontro con Beatrice – che raccoglie su di sé molteplici significati, in primis quello spirituale; la Vita nova può fare inoltre riferimento a una nuova fase creativa, che troverebbe ragione nella consapevolezza artistica di Dante e nella sua inesausta tensione al superamento. In ogni caso il titolo celebra un rapporto fruttuoso tra vita e opera. Non va infine trascurato il riferimento ad alcuni modelli danteschi, in particolare sant’Agostino, nelle cui Confessioni l’espressione è presente: in tal senso il titolo può assumere nuove valenze spirituali e iniziatiche.

Fonti. Tra le fonti, sant’Agostino con le sue Confessioni è un modello per l’impianto autobiografico dell’opera, mentre per la singolare struttura prosimetrica va ricordato Boezio con il De Consolatione philosophiae. Di certo Dante aveva in mente i manoscritti di liriche provenzali, dove abitualmente erano riportate le vidas (biografie) dei trovatori e dei commenti a margine dei versi, le cosiddette razos, sorta di glosse da attribuirsi a commentatori diversi dagli autori: Dante avrebbe potuto trarne ispirazione per concepire la struttura della sua opera.

Genesi e struttura. Il libro raccoglie 31 liriche di forme diverse (sonetti, canzoni e ballate), in gran parte scritte anni prima. Dante infatti seleziona le liriche che trattano l’amore del poeta per Beatrice e le dispone secondo un percorso cronologico che vada a narrare questo sentimento amoroso. Altre liriche invece saranno composte appositamente per il libro. L’idea di una ricognizione del sentimento nasce quindi a posteriori e i versi che precedentemente costituivano testi autonomi e in sé conchiusi assumono in questa nuova collocazione una valenza ulteriore.

Autobiografia e bilancio dell’attività poetica. Dante confeziona idealmente un romanzo in versi, in cui le parti in prosa fanno da collante tra quelle liriche: in parte raccontano frammenti biografici, sogni e visioni, in parte commentano le liriche stesse, in parte sono riflessioni ulteriori sugli accadimenti e sulla stesura delle liriche. Letta in questo modo la Vita nova rappresenta una prima forma di autobiografia a carattere amoroso. Nello stesso tempo, la vocazione teorica di Dante e la sua attitudine a riflettere sulle proprie opere fanno del libro una sorta di bilancio poetico e di commento sulla propria opera.

L’evoluzione dell’amore. La Vita nova attraversa le varie tappe della concezione dantesca dell’amore e costruisce un percorso stilistico che eleva al massimo grado la poetica stilnovista. Dal primo incontro con Beatrice e dal momento in cui la donna concede il saluto al poeta si passa, attraverso varie fasi, alla negazione del saluto da parte di Beatrice e addirittura all’episodio del “gabbo”, in cui Dante viene schernito sia da Beatrice sia dalle sue accompagnatrici. Gettato nello sconforto il poeta inaugura una nuova poetica, quella della lode della donna amata. Nell’ultima parte dell’opera cresce lo stato di angoscia per via della morte del padre di Beatrice e poi di Beatrice stessa. A questo punto viene in soccorso al poeta la consolazione di una “gentile donna”, il cui sentimento viene però subito represso in seguito alla visione di Beatrice nella gloria di Dio che traccia al poeta la strada da percorrere.

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