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Introduzione alle NOVELLE di Giovanni Verga

Una svolta letteraria. L’attenzione riservata da Giovanni Verga alla produzione novellistica è stata fondamentale per l’approdo al verismo, infatti l’impegno dell’autore nella stesura delle novelle comincia quando il ciclo dei romanzi mondani sta per esaurirsi e coincide con il passaggio a una nuova fase: la pubblicazione della novella Nedda risale al 1874, quando Verga si sta cimentando nella scrittura di Eros e Tigre reale (1875), gli ultimi due romanzi dal soggetto sentimentale e romantico. Da quel momento Verga produce un numero cospicuo di novelle che raccoglie in ben otto libri a partire dal 1876: si tratta quindi di una produzione importante se si tiene conto che nel frattempo lo scrittore catanese pubblicò solo due romanzi, I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo.

Bozzetti per i futuri romanzi. All’interno di questa produzione ci si imbatte in alcune tra le più apprezzate novelle della nostra letteratura, con titoli memorabili che spesso hanno dato seguito a riduzioni teatrali ad opera dello stesso Verga, operistiche (è il caso della Cavalleria rusticana) e cinematografiche. Molto probabilmente Verga si dedicò alla stesura delle novelle anche per esigenze economiche, vista la richiesta dell’industria editoriale che vi riservava spazio in giornali e riviste. Il confronto con il genere, tuttavia, fu fondamentale per mettere a punto le tecniche dell’impersonalità, l’ambientazione “rusticana” e l’anticipazione di alcuni soggetti che costituiranno i nuclei narrativi dei romanzi veristi: è il caso, per esempio, di Fantasticheria e delle novelle di Vita dei campi che rappresentano un primo passo verso I Malavoglia; è il caso della Roba e delle Novelle rusticane che anticipano Mastro-don Gesualdo.

Nedda. La novella Nedda, come già anticipato, fa da spartiacque tra i due momenti della produzione verghiana, costituendo la prima opera di ambientazione campagnola. La storia dell’umile raccoglitrice di olive è ancora debitrice della materia patetica-sentimentale che ha caratterizzato i precedenti lavori dell’autore siciliano, tuttavia Verga mostra di essere a suo agio con la descrizione di un ambiente che conosce direttamente, un mondo ben diverso dai salotti mondani che ha frequentato a Firenze e Milano.

Vita dei campi: la tecnica dell’impersonalità. Il salto decisivo verso i temi e le tecniche veriste si compie con le novelle di Vita dei campi, scritte tra il 1878 e il 1880, appena prima della stesura dei Malavoglia: tra di esse compaiono Rosso malpelo, Fantasticheria, L’amante di Gramigna, Cavalleria rusticana… È con Rosso malpelo infatti che Verga porta a compimento la tecnica dell’impersonalità, sperimenta per la prima volta il narratore omodiegetico e offre le prime prove del discorso indiretto libero.

Vita dei campi: l’ambiente. Una decisa rottura con il passato avviene anche per quel che riguarda l’ambiente. Tutti i bozzetti di Vita dei campi sono ambientati in una Sicilia rurale, nei campi alle falde dell’Etna, tuttavia non c’è nulla di idilliaco e salvifico nella campagna. Siamo lontani anni luce dal mito del buon selvaggio e dal primitivismo romantico, niente a che vedere col “poveri ma belli”: i protagonisti sono calati in un luogo ostile, violento, egoistico. Persino la voce popolare si ostina ad avere un punto di vista negativo sui protagonisti. Ha certamente avuto un peso in questa trattazione negativa del mondo rurale un’inchiesta che ebbe grande risonanza all’epoca, La Sicilia nel 1876 di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, sulla miseria in cui vivevano i siciliani in quegli anni post-unitari.

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