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Introduzione al TEATRO di Giovanni Verga

Una nuova fase letteraria. Dopo i successi dei romanzi e delle raccolte di novelle d’ispirazione verista, nel 1893 Giovanni Verga ritornò a vivere stabilmente a Catania, dove la sua carriera letteraria entrò in una fase calante. Nel frattempo però si era riavvicinato al teatro dopo le deboli prove di gioventù, forse indotto anche dal ritorno economico che la scrittura drammatica poteva garantirgli. Verga tuttavia considerava il teatro un’arte minore, come testimonia un passo dell’intervista rilasciata a Ugo Ojetti: «Ho scritto pel teatro, ma non lo credo certamente una forma d’arte superiore al romanzo, anzi lo stimo una forma inferiore e primitiva». Il suo giudizio negativo probabilmente scaturiva dalla mediocrità della scena italiana dell’epoca, che si attardava in drammi borghesi ancorati a intrecci amorosi dal sapore patetico, con personaggi talvolta poco verosimili, appartenenti a una sfera sociale elevata e non di rado ambientati nel passato.

Il teatro verista. Complice l’amicizia con il commediografo Giuseppe Giacosa, Verga provò tuttavia a cimentarsi con un genere nuovo. Già nel 1884 portò sulle scene l’adattamento della novella Cavalleria rusticana, che fu uno straordinario successo – grazie anche alla partecipazione della celebre attrice Eleonora Duse nel ruolo di Santuzza – tanto che nel 1890 Mascagni ne trasse un’opera lirica tuttora messa in scena nei teatri di tutto il mondo. Questa prova sancì la nascita del teatro verista: ambientazione rusticana, personaggi ripresi dal vero, linguaggio semplice e pittoresco. Verga seguì addirittura l’organizzazione dello spettacolo per non lasciare nulla al caso.

Dalla novella al teatro. Il pubblico italiano era abituato agli intrecci amorosi, così nell’adattare la novella Verga soppresse il motivo economico come causa dello scontro tra Alfio e Turiddu, per dare maggiore peso alla “questione d’onore”. Verga adattò anche la lingua, eliminando qualche parola di più difficile comprensione per un pubblico non siciliano e aggiungendo qualche toscanismo. Il verismo al teatro finì quindi per avere un tono più convenzionale, per andare incontro alle esigenze dell’epoca.

Dal tuo al mio. Di seguito Verga adattò alle scene anche altre novelle: Il canarino del n. 15 (dalla raccolta Per le vie), che divenne In portineria (1885), e la nota novella La lupa (1896), che ben si adattava alle richieste del pubblico. Nel 1903 l’autore catanese scrisse invece il suo unico dramma che in seguito diventerà un romanzo: Dal tuo al mio. Si tratta di un dramma in tre atti che affronta temi politici: è ambientato nel difficile contesto delle lotte sociali dell’epoca e mostra l’atteggiamento conservatore che ormai contraddistingueva Verga nell’ultimo periodo della sua vita.

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