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Introduzione ai CANTI di Giacomo Leopardi

Il ciclo di Aspasia: stile e temi. Sebbene sia improprio associare tutti i componimenti di questa fase alla figura di Fanny Targioni Tozzetti (è lei la donna che si nasconde sotto il nome di Aspasia), essi costituiscono un blocco unico per ragioni tematiche e stilistiche. L’illusione e il turbamento dell’esperienza amorosa e la riflessione sull’amore stesso sono i temi principali. Il linguaggio diventa via via più asciutto ed aspro, l’articolazione della sintassi si sgretola per fare strada alla perentorietà della sentenza. In questa fase Leopardi fa ampio uso di lessico astratto, che dà linfa alla meditazione sulla vita e sulla morte; nel contempo il vago e l’indefinito perdono la loro connotazione benevola, quella rarefazione dei contorni che dava corpo al ricordo e all’infanzia: subentra invece l’imponderabilità del fato, del mistero, dell’arcano che aprono le porte alla disperazione. Ciononostante l’io lirico resiste strenuamente alla malvagità del destino.

I canti napoletani: stile e temi. L’ultima fase dei canti coincide con il soggiorno napoletano del poeta, l’ultimo, poiché proprio all’ombra del Vesuvio Leopardi morirà nel 1837. Le due liriche chiave del periodo sono Il tramonto della luna e La ginestra, testamento poetico-spirituale del poeta. La sofferenza comune degli uomini, la vanità del progresso sono il punto di partenza per meditazioni che non cedono allo sconforto, ma accendono la necessità della resistenza al patire, una dignità che possa portare l’uomo ad affrontare il male dell’esistenza senza superbia, ma con tenacia. L’io lirico quindi non è più al centro del componimento, lo sguardo di Leopardi diventa oggettivo, per meglio fotografare il “vero” della vita; lo stile diventa più austero e anche l’impianto formale si rinnova: le strofe della Ginestra, in particolare, sono lunghissime e legate da una trama di accenti e rime che ne fanno una sintesi di musicalità e riflessione; allo stesso tempo le parti descrittive si alternano a quelle argomentative. Si tratta di una poesia molto diversa da quella degli idilli, per certi versi titanica.

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