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Introduzione ai CANTI di Giacomo Leopardi

La struttura. Gli studiosi tendono di solito a ripartire i canti in cinque parti che corrispondono pressappoco a cinque momenti della vita e della ricerca poetica di Leopardi. Secondo questa scansione si dà credito a un’interpretazione dei Canti che li equipara a una «variante del romanzo [mai realizzato] Storia di un’anima» (Gino Tellini). In altre parole la struttura del libro racconterebbe la storia dell’io lirico, le esperienze dell’animo del poeta. Il rispetto dell’ordine cronologico dei testi, da cui si sottraggono solo pochi titoli, incoraggia questa lettura. D’altro canto, l’ordinamento tematico e quello metrico-formale costituiscono delle variabili che rendono più difficile ricostruire i criteri di composizione.
Le cinque parti sono: le canzoni, gli idilli, i canti pisano-recanatesi (o “grandi idilli”), il “ciclo di Aspasia”, i canti napoletani.

Le canzoni: stile e temi. Le canzoni si compongono di strofe di diversa misura e di diverso numero, con schema metrico molto variabile, sulla base di endecasillabi e settenari, e un sistema di rime molto complesso. In questo modo Leopardi muove il primo passo verso una ridefinizione della canzone, che porterà alla “canzone libera leopardiana”, sperimentata con A Silvia. In questa fase il lessico è prezioso e lo stile elevato, in ossequio alla tradizione classica. Tra i temi trattati, la situazione culturale e politica italiana, l’auspicio di un riscatto, la celebrazione dell’antica Roma (All’Italia); il dolore e l’infelicità, l’impossibilità di raggiungere i propri ideali, il disinganno (L’ultimo canto di Saffo e Bruto minore), che apriranno la strada agli idilli.

Gli idilli: stile e temi. Nella tradizione classica l’idillio è un poemetto di ambientazione campestre. Nell’accezione che ne dà Leopardi, si tratta invece di brevi componimenti che esprimono «situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo», un rapporto nuovo tra la natura e l’interiorità del poeta. Nell’opera leopardiana, gli “idilli” rappresentano la prima grande novità e un decisivo salto in avanti verso una straordinaria ricerca poetica. In genere il componimento è un corpo unico di endecasillabi di misura breve; Leopardi abbandona lo stile aulico delle canzoni e privilegia una sintassi semplice, un linguaggio che miri alla rievocazione di quel vago e indefinito, a tracciare i contorni sfumati di oggetti, ricordi, situazioni: è la poetica della lontananza che si fonda su un legame insolito tra lo spazio, il tempo e la memoria. L’osservazione del paesaggio lascia il campo a meditazioni sui sentimenti, su temi di carattere esistenziale, come il l’infinito, il tempo… Per il felice rapporto tra temi e stile, la grazia del dettato e la profondità dell’ispirazione, i cinque idilli vanno annoverati tra gli esiti più alti della lirica italiana.

I canti pisano-recanatesi: stile e temi. Dopo una pausa di 7 anni, Leopardi torna alla poesia, con alcuni tra i componimenti più noti della sua produzione. Si tratta di canti di endecasillabi e settenari, senza uno schema metrico e di rime definito. Questa non è l’unica novità rispetto ai precedenti idilli. La meditazione sui temi dell’esistenza viene trasportata in un tempo passato: il poeta recupera con la memoria la felicità della fanciullezza, ne rievoca i sogni e le illusioni, ne constata la dissoluzione. Leopardi, tuttavia, non si limita a esprimere i moti e le avventure del suo animo: cala la sua esperienza, già trasfigurata dalla “rimembranza”, all’interno del destino dell’uomo, inesorabilmente proiettato verso la sofferenza. Pertanto la riflessione si fa più ampia, la sintassi più articolata (usuale il ricorso alle domande retoriche e alle esclamazioni), senza perdere tuttavia la grazia del verso, che già contraddistingueva gli idilli; l’io in taluni casi viene sostituito dal “noi”, a testimonianza della sofferenza comune tra gli uomini, che va al di là dell’esperienza privata (il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia). L’approfondimento tematico e stilistico sono ancora una volta novità sostanziali nella lirica italiana e lo straordinario impasto di poesia e pensiero trova un felice equilibrio che mai era stato raggiunto in precedenza.

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