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La morale del romanzo I Promessi Sposi

La morale viene presentata nell’ultimo capitolo dell’opera, il XXXVIII, come la conclusione di una lunga riflessione di Renzo e Lucia, ormai sposi e genitori di numerosi figli, sui tormentati avvenimenti che hanno vissuto negli ultimi anni.
Il giovane sostiene di aver imparato a non mettermi nei tumulti.. a non predicare in piazza.. a non alzare troppo il gomito.. ed attribuisce quindi a queste sue azioni la causa delle brutte esperienze vissute; la giovane ribatte dal canto suo che ..io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercar me. Quando non voleste dire.. ..che il mio proposito sia stato quello di volervi bene, e di promettermi a voi., sostenendo quindi di non aver avuto colpe.
La loro conclusione comune è: i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore..

La morale de I Promessi Sposi è quindi:

Molte volte siamo noi stessi l’origine dei nostri mali, ma la massima cautela non basta comunque a tenerci lontani da loro. In ogni caso è solo grazie alla fiducia in Dio che possono essere rese più sopportabili le loro pene e si può anche ottenere un insegnamento da guai passati.

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