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Introduzione alle POESIE CIVILI di Alessandro Manzoni

Poesie civili di Alessandro Manzoni:
5 MAGGIO
MARZO 1821


Genesi, composizione e censura. Alessandro Manzoni ha sempre mostrato vivo interesse per le questioni politiche della penisola ed è sempre stato animato da spirito patriottico. Questa passione si è tradotta più volte in letteratura e, in particolare, in poesia. Già con Del trionfo della libertà (1801) si manifestava nel giovane Manzoni l’ardore rivoluzionario, sebbene la lirica aderisca in termini stilistici ai modelli neoclassici (è evidente l’influenza di Vincenzo Monti). Successivamente Manzoni tenta la via della canzone, ispirandosi alla tradizione petrarchesca: nel biennio 1814-1815 comincia la stesura di due liriche dall’argomento politico, Aprile 1814 e Il proclama di Rimini, entrambe non portate a termine. L’autore cercava strumenti e modi più adeguati per esprimere le proprie idee e raccontare i fermenti politici di quegli anni. La piena maturazione giunge nel 1821, quando sull’onda dell’entusiasmo per i moti patriottici in atto e per l’inattesa notizia della morte di Napoleone, Manzoni scrive le due sue più note poesie civili, Marzo 1821 e Il cinque maggio. A causa della violenta reazione degli Austriaci ai moti indipendentisti che coinvolsero il Lombardo-Veneto, Marzo 1821 sarà pubblicata solo nel 1848 mentre Il cinque maggio vedrà la luce fuori dal regno.

La forma delle odi e il rapporto con i cori delle tragedie. Entrambe le odi sono prive di immagini mitologiche della tradizione classica e rifiutano l’artificiosità retorica delle odi celebrative. L’intenzione di Manzoni è piuttosto quello di avviare una riflessione morale e religiosa, con sguardo critico, sui fatti e i personaggi della storia. Manzoni porta quindi a compimento, nell’ambito della poesia civile, la stessa rivoluzione che aveva attuato nella lirica sacra. È interessante notare l’uso della stessa forma metrica sia ne Il cinque maggio sia nel secondo coro dell’Adelchi, sulla morte di Ermengarda, scritto poco tempo prima dal Manzoni. Sono molto prossimi nella forma anche Marzo 1821 e il coro del Conte di Carmagnola. I cori delle tragedie manzoniane rientrano a tutti gli effetti nel novero della grande poesia lirica e condividono con le odi la tematica storico-politica oltre che una simile intelaiatura metrica.

I temi. L’ambientazione in un’epoca passata delle due tragedie manzoniane fa sì che l’autore possa guardare alla storia da una prospettiva politica (oltre che religiosa), istituendo di fatto un rapporto molto stretto tra i temi dei cori delle tragedie e le due odi civili. Così come nel coro del Carmagnola Manzoni lamenta la vanità delle lotte intestine in Italia, allo stesso modo nel Marzo 1821 l’autore sostiene le idee patriottiche e il desiderio di indipendenza dei popoli, costretti al giogo straniero. Si discosta per temi e stile il secondo coro dell’Adelchi, dedicato ad un unico personaggio, la principessa Ermengarda ripudiata da Carlo Magno: in questo caso il punto di vista dell’autore si mescola alle sofferenze interiori della protagonista, dando vita a una vibrante poesia lirica, dotata di sottigliezza psicologia e impronta drammatica. Ad un unico personaggio, Napoleone, è dedicato anche Il cinque maggio, ma il punto di vista manzoniano in questo caso non indugia sulle vicende napoleoniche, quanto sul significato etico delle sue azioni, che l’autore inserisce in una contesto non più terreno, ma eterno, con l’intento di ridimensionarne la portata. La prospettiva manzoniana nei confronti dei grandi uomini e della loro capacità di agire nella storia è dunque controcorrente rispetto alle celebrazioni e divinizzazioni di cui erano oggetto.

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