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Introduzione a LA STORIA DELLA COLONNA INFAME di Alessandro Manzoni

La storia e la finzione. IL rapporto tra finzione e storia è uno dei temi cruciali della poetica di Alessandro Manzoni. L’autore milanese si è sempre apprestato a rivendicare il ruolo fondamentale della storia, la necessità di aderire ai fatti, pur in una cornice di invenzione letteraria. Quest’ultima aiuterebbe a mettere a disposizione della storia idee che rafforzerebbero il processo conoscitivo dei fatti.

Manzoni, per amore di verità, ha spesso aggiunto ai suoi scritti d’invenzione pagine di riflessione storica: è il caso del Discorso sopra alcuni punti della storia longobarda in Italia, premessa all’Adelchi; è il caso della stessa prefazione al Conte di Carmagnola, in cui indaga le vicende del condottiero Francesco Bussone e il suo rapporto con Venezia e Milano.

Un’appendice dei Promessi sposi. Il caso della Storia della colonna infame è ancor più interessante, poiché l’opera compare nel 1840 come appendice dei Promessi sposi, quindi come parte integrante del romanzo stesso. La Colonna infame è una sorta di contraltare del capitolo XXXIV dei Promessi sposi, dove si racconta di Renzo che, accusato di essere un untore, riesce a sfuggire al linciaggio. Nella Colonna infame invece si raccontano i fatti veri accaduti a Guglielmo Piazza, accusato in malafede di essere un untore e per questo processato e condannato a morte: era il 1630, lo stesso anno che fa da sfondo ai Promessi sposi.

Giudizio morale e ammonimento. Manzoni con grande lucidità e con un rigore morale degno dei grandi scrittori illuministi, ripercorre le vicende che portarono alla condanna di Piazza, dimostrando l’infondatezza delle accuse e la responsabilità dei giudici nel pronunciamento: secondo Manzoni l’arretratezza culturale dei tempi non basta a scagionare i giudici, poiché la loro sentenza non è frutto d’ignoranza, ma di malafede, e in ogni caso, se anche fosse stata frutto d’ignoranza, essa «non è una scusa, ma una colpa». Manzoni non si scoraggia dunque di fronte al male della storia, ma è convinto che l’uomo con la sua ragion critica possa intervenire e migliorare la società, purché sia disposto a farlo.

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