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LA CAPRA di Umberto Saba | Testo, parafrasi e commento

Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.

In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

Parafrasi:
Ho parlato con una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.

Quel belato sempre uguale assomigliava
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per scherzo, poi perché il dolore è (un’esperienza) universale,
ha una voce unica e non cambia (da esseri umani a esseri animali).
Io sentivo lamentarsi questa voce (del dolore)
in una capra solitaria.

In una capra dal viso (con lineamenti) ebraici
sentivo lamentarsi ogni altra sofferenza,
ogni altro essere vivente.

Analisi:
La forma e lo stile. La lirica è tratta dalla sezione Casa e campagna de il Canzoniere. È composta da tre brevi strofe di endecasillabi e settenari di lunghezza variabile (l’ultimo verso è però un quinario). La prima strofa presenta due versi in rima baciata (legata : bagnata), mentre il sistema di rime delle successive riprendono le forme della terzina. È molto interessante il gioco di ripetizioni che Umberto Saba innesca nel componimento (sola : solitaria al secondo e al decimo verso; belava : belato al quarto e al quinto; dolore : dolore al sesto e al settimo; voce : voce all’ottavo e al nono), quasi a voler trovare una affinità tra sé e la capra, una comunanza che culmina nel viso semita dell’animale, specchio di quello del poeta.

I temi. Anche se la figura della capra ricade nell’ambientazione bucolica della sezione, l’intento di Saba non è quello di riprodurre un idillio campestre, ma di dare forma a un quadro antipastorale in cui prevalgono il dolore e la sofferenza. Infatti il poeta “risponde” al belato della capra, prima “per scherzo”, ma poi si rende conto che quella creatura legata esprime un dolore eterno e universale che accomuna l’uomo all’animale. Saba sembra evocare le tematiche leopardiane espresse nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, dove il poeta recanatese rifletteva sul dolore come tratto comune agli esseri umani. Ma mentre Leopardi individuava nella “greggia” una possibile condizione felice, dovuta all’inconsapevolezza, Saba estende l’infelicità a tutti gli esseri animati. Lo stato di abbandono della capra richiama l’infanzia traumatica del piccolo Berto, la mancata cura e i mancati affetti genitoriali. Non sfugga, inoltre, il viso semita della capra, che riflette quello di Saba, di origine ebraica. Quindi nell’abbandono e nella solitudine dell’animale Saba riversa anche il tema della diaspora del popolo ebraico, di cui egli stesso fa parte.

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