Footer menù

VOLARE di Luigi Pirandello | Testo

Posò il denaro sul cassettone, e scappò via.
Le tre donne rimasero un pezzo a guardarsi negli occhi senza fiatare. La signora Maddalena e Adelaide s’erano accorte, e lei stessa, Nené, sapeva bene, che veramente la manifattura di quelle scatoline per un dolciere d’Aquila lasciava molto a desiderare. Premeva a Nené di raggranellare il mensile per il padrone di casa, e aveva lavorato anche di notte, con le mani stanche e gli occhi imbambolati dal sonno. Ora, con la giunta di quelle poche lire, il mensile per il padrone di casa lo metteva insieme; ma non restava nulla per la settimana ventura. Cioè, restavano i debiti coi fornitori, i quali certo, non ricevendo neppure il piccolo acconto promesso, non le avrebbero fatto più credito per un’altra settimana.
Stimando vano ogni sfogo di parole, si stettero zitte tutt’e tre. Nello sguardo della madre però e in quello d’Adelaide parve a Nené di scorgere come un rimprovero per quel lavoro eseguito male; quel rimprovero che forse avrebbero voluto rivolgerle a tempo e che non le avevano rivolto per delicatezza, giacché vivevano ormai alle spalle di lei. Parve anche a Nené che quel poco denaro lasciato lì sul cassettone dalla padrona della bottega fosse dato come in elemosina a lei che aveva lavorato, non perché lo meritasse, ma solamente per riguardo alla sorella che se ne stava a letto e alla madre che se ne stava in poltrona. Così infatti aveva detto colei. Non meritava dunque nessuna considerazione, lei come lei, pur essendo ridotta in quello stato, peggio d’una serva? E sissignori! Per disgrazia, a un certo punto, ad Adelaide scappò un sospiro in forma di domanda:
– E ora come si fa?
– Come si fa? – rispose agra Nené. – Si fa così, che mi corico anch’io e staremo a guardar dal letto tutte e tre come piove.
Tin tin tin – di nuovo alla porta. Un’altra visita? La provvidenza, questa volta.
Un’amica di Nené. Una spilungona miope, tutta collo, dai capelli rossi crespi; e gli occhi ovati e una bocca da pescecane. Ma tanto buona, poverina! Da più d’un anno non si faceva vedere. Ora veniva tutta festante, vestita bene, ad annunziare all’amica il suo prossimo matrimonio. Sposava, sposava anche lei, e pareva non ci sapesse credere lei stessa. Stringeva forte forte le braccia a Nené nel darle l’annunzio, e rideva (con quella bocca!) e per miracolo non saltava dalla gioja, senza pensare che lì, in quella camera squallida, c’erano due povere malate e che la sua amica, tanto più giovane, tanto più bellina di lei… Oh, ma ella era venuta per un buon fine! Sapeva delle malattie, sapeva delle angustie, e aveva pensato subito alla sua Nené. Ecco: per commissionarle i sacchettini dei confetti. Li voleva fatti da lei. Cento. E belli, belli, belli li voleva, e senza risparmio. Pagava lui, lo sposo.
– Un ottimo posto, sai! Segretario al Ministero della Guerra. E un anno meno di me. Un bel giovine, sì. Eccolo qua!
Aveva il ritratto con sé: lo aveva portato apposta per farlo vedere a Nené. Bello, eh? E tanto buono, e tanto innamorato: uh, pazzo addirittura! Fra una settimana le nozze. Bisognava dunque che fossero fatti presto, quei sacchettini.
Parlò sempre lei in quella mezz’oretta che si trattenne in casa dell’amica. Più non poteva, perché era già tardi: alle cinque e mezzo lui usciva dal Ministero, volava da lei, e guai se non la trovava a casa.
– Geloso?
– No, Dio liberi! Geloso no, ma non vuol perdere neanche un minutino, capisci? Oh, senti, Nené mia: senza cerimonie tra noi! Tu avrai certo bisogno di qualche anticipazioncina per le spese…
– No, cara, – le disse subito Nené. – Non ho proprio bisogno di nulla. Va’ pure tranquilla.
– Proprio di nulla? E allora, cento, eh?
– Cento, ti servo io. E rallegramenti!
La sposina corse a baciare la signora Maddalena, poi Adelaide; baciò e ribaciò Nené, bacioni di cuore, e via.
Le tre donne, questa volta, non tornarono a guardarsi negli occhi. La madre li richiuse, mentre le labbra le fremevano di pianto. Adelaide li volse senza sguardo al soffitto. Poco dopo, Nené scoppiò in una fragorosa risata.
– Bello davvero, oh, quello sposino!
– Fortune! – sospirò, dalla poltrona, la madre.
Adelaide, dal letto:
– Imbecille!
L’ombra s’era addensata nella camera. E spiccava solo, in quell’ombra, un fazzoletto bianco sulle ginocchia della madre, e il bianco della rimboccatura del lenzuolo sul letto d’Adelaide. Ai vetri della finestra, lo squallore dell’ultimo crepuscolo.
– Intanto, – riprese la madre, che non si scorgeva quasi più, – l’anticipazione… Sei andata a dirle che non ne avevi bisogno…
– Già! Come farai? – soggiunse Adelaide.
Nené guardò l’una e l’altra, poi alzò le spalle e rispose:
– Semplicissimo! Non glieli farò.
– Come? Se hai preso l’impegno! – disse la madre.
E Nené:
– Mi prenderò il gusto di farla sposare senza sacchettini. Oh, a lei poi non glieli fo, non glieli fo e non glieli fo! Questo piacere me lo voglio prendere. Non glieli fo.
La madre e la sorella non insistettero, sicure che la mattina dopo, ripensandoci meglio, Nené si sarebbe recata a provvedersi a credito della stoffa per quel lavoro di cui c’era tanto bisogno. Ma tutta la notte Nené s’agitò in continue smanie sul letto. Il padrone di casa venne nelle prime ore della giornata e si portò via tutto il denaro.
– Piove, Nené?
Pioveva anche quel giorno; e tutta la notte era piovuto.
Nené rifece il suo lettino; ajutò la madre a vestirsi; l’adagiò pian piano sulla poltrona; rifece anche il letto di lei e aggiustò alla meglio quello di Adelaide, che volle provarsi a seder di nuovo, sorretta dai guanciali. Ma perché? Se non c’era proprio nulla da fare…

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web