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LA COSCIENZA DI ZENO di Italo Svevo | Riassunto, analisi e commento

La psicanalisi, la malattia. Decisivo per l’interpretazione complessiva del romanzo è il capitolo finale in cui Zeno, tolta la maschera del malato immaginario e dell’inetto intorno a cui ha costruito il personaggio nei precedenti capitoli, si scaglia apertamente contro la psicanalisi, stroncandone il metodo, le capacità interpretative e la validità come terapia. Quel che Zeno (e attraverso lui, Svevo) contesta alla psicanalisi è il principio della confessione che presuppone la sincerità del paziente, non sempre possibile tanto per volontà quanto per una strategia di autoinganni e alibi che il paziente può trovarsi a innescare, cioè esattamente quello che Zeno si è trovato a fare. Zeno sostiene che durante le terapie la sua salute sia peggiorata, mentre dopo la decisione di abbandonare l’analisi sia guarito: in tal senso ripercorre tutta la sua vita, accorgendosi che in fondo l’autoritratto emerso nei diari era viziato dalle richieste del dottore e che in verità non esisteva nessuna malattia edipica, come quest’ultimo voleva far credere. Resta tuttavia fuori dubbio che il motore primo della romanzo sia la psicanalisi, una dottrina con cui inevitabilmente Svevo ha dovuto confrontarsi visti i suoi precedenti romanzi e date le condizioni storiche e geografiche in cui lo scrittore triestino viveva: non è un caso infatti che proprio un triestino, Edoardo Weiss, fondasse la prima società italiana di psicanalisi e che la culla della psicanalisi fosse Vienna, capitale dell’Impero austro-ungarico di cui Trieste faceva parte negli anni immediatamente precedenti alla stesura del romanzo.

L’ironia, le bugie e l’interpretazione dei fatti. La ritrattazione finale di Zeno e la volontà di riscrivere da cima a fondo i diari getta una nuova luce sulla vera interpretazione dei fatti. Dopo tutto, Zeno non è affatto nevrotico e perdente come aveva voluto far credere nei precedenti capitoli: in fondo la sua vita è andata benissimo in ogni campo, dall’amore al lavoro, e se inizialmente le ragioni di questa “vittoria” erano state attribuite al caso, basta ripercorrere i capitoli del romanzo per accorgersi che lo stesso Zeno, nel rievocare i fatti, introduce una buona dose di ironia, prova a portare fuori strada il lettore, sa sorridere con aria superiore delle presunte “sconfitte” che ha patito. Insomma, Zeno non ha fatto altro che imbrogliare le carte fin dal primo rigo, fingendosi nevrotico e inetto, quando invece ha mostrato qualità straordinarie sia nella sfera affettiva che lavorativa. Il ribaltamento, il camuffamento sono altrettante strategie di smascheramento che Svevo ha attuato per porre la psicanalisi alla berlina.

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