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SENILITA’ di Italo Svevo | Riassunto, analisi e commento

Senza più la sorella e con Angiolina fuggita con un cassiere, Emilio Brentani si ritrova infine definitivamente solo e continua a costruirsi alibi e false rappresentazioni della realtà che lo aiutino a evitare di prendere consapevolezza della sua triste esistenza: costruisce con la fantasia un ideale di donna che ha la femminilità di Angiolina ed il dolce carattere della sorella Amalia.
Anni dopo egli s’incantò ad ammirare quel periodo della sua vita, il più importante, il più luminoso. Ne visse come un vecchio del ricordo della gioventù.

La figura dell’inetto. L’inetto è un personaggio che non può ambire nemmeno al ruolo di tragico antieroe, viste le sue mancate qualità, il disadattamento, l’impaccio, l’inazione, la marginalità alla vita che finiscono per inibire perfino la compassione del lettore. La sua caratteristica è principalmente la rinuncia alla vita, rinuncia che però non si attua in seguito a uno estremo sforzo per conseguire il proprio obiettivo; piuttosto è la necessaria conseguenza di una vita sotto tono, mai completamente vissuta e nemmeno sfiorata: l’inetto non è un titano che perde la sua lotta con la vita, ma è un uomo che evita persino di lottare, che non è mai padrone delle sue scelte e in più adotta una serie di autoinganni per mascherare la propria inettitudine. Quindi non è nemmeno comparabile ai “vinti” dei romanzi verghiani, che affrontano il proprio destino con tenacia, anche se votati alla sconfitta.

L’attenzione all’interiorità dei personaggi. L’altro carattere innovativo di Una vita, ripreso e approfondito in Senilità, è l’approfondita indagine interiore che l’autore compie sui protagonisti. In entrambi i romanzi la coscienza diventa il vero protagonista, tanto che i personaggi principali si rivelano per la strabordante attività della loro coscienza, sempre al lavoro per concedere alibi e appoggio a un io estremamente fragile e indifeso. La coscienza dei personaggi sveviani anziché porsi come il luogo della razionalità, è costantemente in balia di pulsioni ed esitazioni, che finiscono per alterare la percezione della realtà esterna: per esempio Angiolina è per Emilio Brentani perfino una figura angelica e il protagonista non fa altro che giustificare con ripetuti autoinganni la sua visione della donna che in realtà conduce una vita fatta di tradimenti e di menzogne.

Il punto di vista dei protagonisti e la stilizzazione della trama. Il rilievo che viene dato alla coscienza ha notevoli conseguenze anche sull’impianto strutturale dei romanzi. Ancora più che Una vita, Senilità sviluppa una trama stringata, ridotta all’osso, in cui di fatto non accade nulla fuori dal quadrato dei quattro personaggi principali, Emilio e Amalia Brentani, Stefano Balli e Angiolina Zarri. Tutto viene filtrato dagli occhi (e dalla coscienza) di Emilio e di Amalia. Sebbene il romanzo venga raccontato in terza persona, il narratore onnisciente è di fatto estromesso dalla narrativa sveviana: il lavorio incessante della coscienza e le sue falsificazioni si sostituiscono ad esso, rendendo impossibile il conseguimento di una accertata verità dei fatti. La trama, di conseguenza, si riduce all’indagine interiore dei personaggi, alle occasioni in cui i quattro si incontrano; poco o niente sappiamo infatti delle attività lavorative dei quattro, se non che Emilio è impiegato in una compagnia di assicurazioni e Stefano è uno scultore. Trieste, a sua volta, non è più la città dei commerci e impiegatizia, dove agiva Alfonso Nitti, ma una cornice sfumata che ospita gli incontri amorosi dei quattro protagonisti.

La senilità interiore. La senilità del titolo non si riferisce all’età anagrafica dei personaggi ma all’intorpidimento delle loro vite, al mancato incontro con la felicità e il piacere dell’amore. Sia Emilio che Amalia, fratelli che hanno all’incirca 35 anni, hanno condotto una vita monotona, mancante di animo e volontà, e sono ormai destinati a un declino che fa vivere loro in anticipo la rassegnazione della vecchiaia. All’improvviso però piombano nelle loro vite Angiolina Zarra, di cui Emilio si innamora, e Stefano Balli, caro amico di Emilio, di cui Amalia si innamora non ricambiata. L’amore travolgente che i due fratelli vivono sconvolge le loro esistenze, che si ritrovano del tutto impreparate a riceverlo. È interessante per comprendere il sovvertimento della loro grigia monotonia il rimando al carnevale, che Svevo introduce nel romanzo come vera e propria allegoria della vita (inizialmente il romanzo doveva intitolarsi per l’appunto Il carnevale di Emilio): il carnevale è un «vortice che per un istante avrebbe sottratto l’operaio, la sartina, il povero borghese, alla noia della vita volgare per poi condurli al dolore»; è esattamente ciò che accade a Emilio e Amalia, presi nel vortice della passione per poi ripiombare in uno stato più disperato del precedente (per Amalia addirittura sopraggiungerà la morte). Dall’altro lato, Stefano e Angiolina sono personaggi pieni di vitalità, toccati dalla gioia di vivere, gli altri due lati di un poligono che chiude simmetricamente la struttura del romanzo.

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