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IL BARONE RAMPANTE di Italo Calvino | Riassunto, analisi e commento

La «distanza necessaria» per comprendere il mondo. Cosimo è animato da una sete di progresso e di scoprire cose nuove, vuole crearsi il proprio mondo, fuori dagli schemi ma sicuramente più adeguato al raggiungimento della felicità, al punto da scrivere un’opera dal chiaro titolo utopico, la Repubblica di arborea, una sorta di mondo alternativo in cui l’uomo cerca di riallacciare il legame con la natura. Per Cosimo infatti la conoscenza e il giudizio sul mondo sono possibili solo se l’osservatore si pone da una prospettiva distaccata: «chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria». Il barone rampante non è affatto un eremita, ma un uomo che partecipa attivamente della vita del suo tempo e della sua comunità, sebbene lo faccia dall’alto di un albero.

Il ruolo dell’intellettuale. Dal suo peculiare osservatorio sul mondo Cosimo riesce persino a guidare una rivolta antifeudale, intrattiene scambi di opinioni con eminenti personalità del pensiero illuminista, tra cui Voltaire e Diderot, si informa delle piccole e grandi rivoluzioni della sua epoca, ferma le truppe austriache, si relaziona costantemente con gli abitanti di Ombrosa, riesce persino ad allacciare relazioni amorose. Cosimo incarna dunque la figura dell’intellettuale che si svincola da ogni potere politico e vive la sua scelta come un gesto estremo di libertà e autonomia. Dietro il suo gesto si scorge una critica alla realtà italiana degli anni in cui fu scritto il romanzo, forse un prendere le distanze dalla figura dell’intellettuale organico auspicato da Gramsci e dall’ingerenza del Partito comunista nelle scelte di natura intellettuale e culturale. Probabilmente Calvino vuole dirci che solo avvalendosi della libertà di pensiero l’intellettuale può avere veramente un ruolo attivo nella società.

Una contaminazione di generi. Il barone rampante non è semplicemente un romanzo che narra la vicenda inverosimile di un uomo stravagante, ma si pone come una summa dei generi narrativi: dal romanzo storico all’apologo, dal romanzo picaresco al racconto filosofico, dal romanzo d’avventura a quello fantastico. È impossibile tracciare l’atlante di riferimenti da cui attinge Calvino, che miscela sapientemente gli ingredienti per ottenere un’opera che sia al contempo avvincente e motivo di riflessione. Il sistema di valori rovesciato fa chiaramente pensare all’utopia; gli scambi con Diderot e Voltaire tradiscono l’ascendente illuminista e introducono nel racconto la trattazione filosofica; alcune straordinarie gesta del protagonista ricalcano le paradossali Avventure del Barone di Münchhausen, che amplificano la componente fantastica del libro; l’ingegno di Cosimo che gli vale la capacità di crearsi dal nulla un proprio luogo abitabile richiama il prototipo del romanzo, Robinson Crusoe. Insomma, l’opera anticipa in parte quella narrativa postmoderna che “gioca” con i generi e di cui lo stesso Calvino sarà un esponente negli anni a venire.

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