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IL BARONE RAMPANTE di Italo Calvino | Riassunto, analisi e commento

Una punto di svolta nella vita di Cosimo sarà il ritorno ad Ombrosa di Viola. Un giorno il bassotto Ottimo Massimo inizia inspiegabilmente una corsa senza meta che termina infine ai bordi estremi di una immensa radura. Il giovane Barone, dopo giorni passati ad aspettare ai limiti del bosco, vede infine arrivare una donna a cavallo che riconoscere essere l’antica amica. Dopo una matrimonio di interesse con un uomo molto più anziano voluto per capriccio, Viola ritorna da vedova in paese per tornare ad occupare la villa dei genitori. I due ragazzi, rincontrandosi, vengono subito travolti da una passione amorosa molto forte e altrettanto instabile. Entrambi sono alla ricerca di qualcosa di indefinito e non riescono così mai a soddisfare completamente il loro bisogno d’amore. Alla fine, stancatasi della situazione, dopo aver provocato l’amante utilizzando due altri spasimanti, Viola lascerà nuovamente e questa volta per sempre Ombrosa per sposare un Lord e stabilirsi a Calcutta, tenendo sempre Cosimo nei propri pensieri.
Il giovane Barone dal canto suo viene totalmente travolto e sopraffatto dal dispiacere per la perdita della persona amata. E’ ora chiaro che non solo si è ammattito, ma si è purtroppo anche rimbecillito. Si comporta in modo strano, parla usando un mix incomprensibile di lingue straniere ed inizia a scrivere trattati su una società che vive esclusivamente sugli alberi.
Cosimo inizia a vivere sempre più in disparte e la sua voglia di avventura inizia a venire meno. Nella seconda fase della sua vita troverà comunque il tempo di aiutare gli abitanti di Ombrosa a cacciare i lupi dalle loro terre, prendere parte a diverse associazioni segrete, partecipare ad una rivolta popolare contro le tasse sui raccolti e avere anche un ruolo attivo nella guerra tra gli Austro-sardi e i Francesi che terminerà con la vittoria di questi ultimi. Lo stesso Napoleone passerà poi da Ombrosa per incontrare di persona il patriota in cima agli alberi.

Il tempo passa e Cosimo è oramai un vecchietto che passa le sue giornate su un albero della piazza centrale di Ombrosa a mendicare del cibo. Il fratello Biagio fa in modo di non fargli mancare nulla e nell’ultimo momento di vita fa salire sull’albero anche un prete. Tutti si aspettano di rivedere a terra il Barone, se non altro da morto, ma il protagonista sorprende tutti una volta ancora: dopo essersi arrampicato fino in cima all’albero, si aggrappa alla fune dell’ancora di una mongolfiera che passa proprio in quel momento sopra al paese. Nessuno sa dove sia andato a morire ma si pensa che si sia lasciato cadere in mare, fedele alla sua promessa di non mettere più piede sulla terra.

Così scomparve Cosimo, e non ci diede neppure la soddisfazione di vederlo tornare sulla terra da morto. Nella tomba di famiglia c’è una stele che lo ricorda con scritto: «Cosimo Piovasco di Rondò – Visse sugli alberi – Amò sempre la terra – Salì in cielo».

Commento e analisi:
Un uomo del nostro tempo. Cosimo, il barone rampante del racconto, è infatti un uomo che va al di là della sua collocazione storica (le vicende si svolgono alla fine del Settecento, nell’età illuminista, attraversano la Rivoluzione francese e l’età napoleonica per giungere fino alla Restaurazione) e ha non pochi tratti che l’avvicinano a un uomo del nostro tempo. Dopo un diverbio con il padre, Cosimo si arrampica su un albero con il proposito di non scendervi mai più. Il suo è un rifiuto non tanto della realtà, quanto di un sistema sociale e di pensiero. In altre parole il suo è un gesto dal significato politico. Rifiutandosi di far parte di quel mondo, Cosimo rifiuta il sistema feudale, il pensiero reazionario e retrogrado, incarnato dal padre. Tuttavia la sua non è una fuga dalla realtà, bensì un modo diverso di stare e di guardare al mondo.

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