Footer menù

IL VISCONTE DIMEZZATO di Italo Calvino | Riassunto, analisi e commento

Curato da Sebastiana, che pur vivendo in mezzo a lebbrosi era riuscita ad evitare il contagio grazie alla sua conoscenza delle erbe medicinali, il visconte Medardo di Terralba alla fine si risveglia:
dapprincipio la sua espressione era stravolta: aveva un occhio aggrottato e l’altro supplice, la fronte qua corrugata là serena, la bocca sorrideva da un angolo e dall’altro digrignava i denti. Poi a poco a poco ritornò simmetrico.
Il dottor Trelawney disse: – Ora è guarito.


Così mio zio Medardo ritornò uomo intero, né cattivo né buono, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch’era prima di esser dimezzato.

Il romanzo termina con la partenza del dottor Trelawney da Terralba. Il capitano Cook aveva una partita in sospeso a tresette con lui ed è passato a riprenderlo.

Commento e analisi:
Al di là del realismo e del lirismo. La scelta del fantastico ha un duplice effetto sulla narrazione e sullo stile che Calvino adotta: oltre al superamento del realismo (sebbene Vittorini nel risvolto di copertina del volume scrivesse di “fiaba a carica realista”), l’autore si pone al riparo da ogni eccesso di lirismo e soggettivismo, evitando da un lato la possibile identificazione del lettore con il protagonista, dall’altro che il protagonista diventi un alter ego dell’autore, un personaggio tramite il quale esprimere il proprio stato d’animo e il proprio travaglio interiore. Al contrario Calvino con la lucidità e la razionalità che caratterizzano la sua scrittura riesce a conferire alla favola un alto valore allegorico, facendo in modo che da una situazione inverosimile e in un contesto storico assai distante da quello dell’Italia del Novecento si possa riflettere sullo stato presente del paese.

Una doppia provocazione. La storia del visconte dimezzato è nota: durante le guerre turco-austriache di fine Seicento, il visconte Medardo di Terralba fu colpito da una palla di cannone che divise il suo corpo in due parti; da queste, che incredibilmente continueranno a vivere separatamente, nascono due personaggi: il Buono e il Gramo, emblemi rispettivamente del bene e del male, ma entrambi dannosi e in mancato equilibrio col mondo. La storia è chiaramente inverosimile, ma dietro l’assurdità della situazione e il tono leggero con cui Calvino la racconta c’è una doppia provocazione. La prima è di ambito letterario: la letteratura italiana dell’epoca in cui Calvino scriveva, immersa nel clima neorealista, era quanto più distante si possa immaginare dalla cultura del fantastico e dell’inverosimile, per cui con questo libro l’autore spiazzò l’ambiente letterario e volle ribadire la necessità di uno sguardo diverso e meno ancorato alla concretezza del reale. La seconda provocazione riguarda proprio il clima storico-politico dell’epoca, ancora scosso dall’esperienza della Seconda guerra mondiale e rinvigorito dalla Resistenza partigiana: Calvino dimostrò che la letteratura poteva parlare di attualità anche da una prospettiva stilistico-narrativa differente da quella in voga all’epoca. Infatti tramite la scissione del personaggio l’autore alludeva proprio alle opposte fazioni della lotta partigiana e, forse, all’irrigidirsi delle posizioni di Usa e Urss, allo spettro della guerra fredda, infine, alla spaccatura dell’Italia tra comunisti e democristiani e all’inasprirsi dello scontro sociale.

L’allegoria dell’incompletezza. La scissione del visconte è quindi un’allegoria dell’incompletezza: Calvino vuole ricordarci che la divaricazione estrema e l’opposizione di due poli porta inevitabilmente a una visione parziale e incompleta del mondo, a un disorientamento e a una perdita dell’equilibrio. La sua visione della letteratura e della realtà è quindi non ideologica, come ribadirà in seguito in La giornata d’uno scrutatore. Da qui l’auspicio di una riconciliazione per un mondo migliore: non a caso Medardo alla fine troverà il tanto agognato ricongiungimento grazie a una formidabile operazione chirurgica. Nello stesso tempo Calvino esplora uno dei temi classici della letteratura, quello del doppio, e per certi versi rinnova la tradizione della dissociazione che aveva trovato nuova linfa nella letteratura italiana grazie al Fu Mattia Pascal di Pirandello. Calvino tuttavia sembra voler andare oltre e chiudere i conti con quella fase della narrativa che lasciava senza soluzione la crisi dell’uomo novecentesco.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web