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IL VISCONTE DIMEZZATO di Italo Calvino | Riassunto, analisi e commento

Un giorno Medardo decide di essere innamorato della giovane pastorella Pamela che gira sempre per i boschi in compagnia di una anatra e di una capra. Inizia così a lasciare doni dimezzati nei luoghi che è solita frequentare ed infine anche animali mutilati o straziati come messaggi per fissare un incontro e dirle la sua proposta: vuole che lei vado a vivere rinchiusa nel suo castello. La ragazza, temendo per la propria sorte, rifiuta l’invito ed il visconte cerca allora di averla facendo leva sui suoi genitori: i due la chiudono in casa e vanno ad avvisare Medardo di mandare qualcuno a prenderla. Pamela riesce però a scappare e va a vivere nel bosco. Il visconte riprende invece a riempire le sue giornate di atti crudeli verso chiunque e qualunque cosa abbia la sfortuna di trovarsi lungo la sua via.

Improvvisamente strani avvenimenti mettono in confusione il villaggio: Medardo sembra avere una doppia natura e le sue crudeltà iniziano ad essere intervallate da atti di estrema bontà. Spesso sembra anche che lo stesso visconte prima compia un danno e poi ponga egli stesso rimedio: rondini storpiate con la sua balestra venivano viste volare nuovamente in cielo tutte fasciate e steccate. È Pamela stessa a scoprire la verità, accorgendosi che a comportarsi bene è la parte sinistra del corpo di Medardo ritornata alla Boemia: la cannonata non aveva lasciato intatta solo la parte destra distruggendo la sinistra, come si credeva, ma aveva diviso il corpo del visconte esattamente a metà; anche la parte sinistra era stata salvata, medicata da alcuni eremiti, ed aveva così potuto infine fare ritorno in patria.

Anche il Buono, così inizia ad essere chiamatà la metà sinistra, si innamora di Pamela e le spiega da dove nasce tutta la sua bontà: essere metà è l’unico modo per vedere e compredere chiaramente il dolore che al mondo deriva dal suo essere incompleto: non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divelto, ma tu pure e tutti. La base del suo pensiero risulta così comune a quella del Gramo (l’Infelice), come inizia ad essere chimamatà la metà destra del visconte.

Anche le iniziative del Buono iniziano però ben presto ad essere mal viste in paese: saputo che gli Ugonotti sfruttano il loro buon raccolto di segala per trarre vantaggio economico dalla carestia che ha colpito il resto del paese, agisce in segreto con il risultato di rovinare i loro affari; le sue continue prediche nel villaggio dei lebbrosi mettono fine a tutte le loro feste, spesso oscene, ed i malati si trovano così di fronte alla loro triste malattia; l’artigiano Pietrochiodo, incaricato dal Gramo di costruire i suoi strumenti di tortura, vive oramai nell’angoscia e nel rimorso perché, incaricato dal Buono di costruire macchine impossibili che non riesce nemmeno a progettare, è sempre più convinto che la cattiveria sia propria del suo animo visto che sono quelle per il Gramo quelle che gli riescono al meglio.
A Terralba non si sa più chi sia meglio tra il Buono ed il Gramo. Entrambi vengono evitati.

Un giorno il Buono ed il Gramo, in contemporanea, cercano di convincere i genitori di Pamela a dare in sposa la ragazza all’altra metà: il Buono parla con il padre e con quel matrimonio vuole fare felice, ultimo gesto prima di lasciare il paese, sia la pastorella che il Gramo; il Gramo parla con la madre e intende prendersi comunque lui la ragazza sfruttando il fatto che il matrimonio sarà in ogni caso sempre e solo a suo nome, Medardo di Terralba. La pastorella capisce però subito che c’è sotto un tranello e decide quindi di ingannare tutte dicendo di sì ad entrambe le metà del visconte. Il giorno del matrimonio però, a causa di un incidente a cavallo, il Gramo arriva in ritardo alla chiesa, quando Pamela ha già sposato il Buono. Il Gramo sfida a duello l’altra metà per fare valere il suo diritto di avere la ragazza.

Durante tutto il combattimento entrambi continuano a portare colpi alla metà mancante del proprio avversario, come se fossero spinti a ferire sé stessi (la propria e non l’altra metà). Infine, in una fase confusa, con un colpo di spada accidentale si feriscono l’un l’altro lungo la cicatrice laterale, riaprendo la vecchia ferita generata della cannonata. Il dottor Trelawney, nel quale l’interesse per l’uomo era rinato proprio grazie all’arrivo del Buono, interviene prontamente ricongiungendo le due metà in un unico corpo tenuto insieme da bende.

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