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IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO di Italo Calvino | Riassunto, analisi e commento

Pin si libera con un morso e dopo aver insultato tutti scappa dall’accampamento. Il Dritto cerca di corrergli dietro ma viene fermato da due guardie: Ferriera e Kim lo hanno chiamato a rapporto e deve andare disarmato. L’uomo, rassegnato, va incontro al suo destino.

Pin scende dai monti, passa posti blocco tedeschi giocando sul fatto di essere solo bambino e giunge infine al suo paese. Si reca subito dove i ragni fanno il nido e trova tutta la terra smossa: la sua pistola è stata rubata. Si reca poi da sua sorella per mangiare qualcosa e scopre che la ragazza ha avuto in dono una pistola da uno della brigata, sempre raffreddato, che le ha anche detto cosi resta in famiglia. Era Pelle e l’arma è la P.38 di Pin, che subito se ne impossessa e scappa.

Vagando per i campi con le lacrime agli occhi Pin incontra nuovamente Cugino e gli parla del luogo segreto dove ci sono i nidi di ragno, suscitando la curiosità del’omone che subito vuole vederli. Può essere lui l’amico tanto atteso? Cugino sembra deludere il bambino quando chiede di essere indirizzato a suo sorella, ma quando poi fa subito ritorno senza aver combinato niente, vinto dallo schifo, è tutto chiaro: Cugino è davvero il Grande Amico… e continuano a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.

Commento e analisi:
Una formazione partigiana dalla dubbia eroicità. Non a caso i personaggi principali del romanzo, quelli della Banda del Dritto, sono tutt’altro che eroi della Resistenza. Più che una brigata partigiana, la formazione sembra un’armata picaresca riunitasi per caso, costituita da figure in aperto contrasto con quelle solitamente tratteggiate nei romanzi neorealisti. L’intento di Calvino però non è quello di sminuire la portata epocale della lotta partigiana né il ruolo etico e civile che ha avuto in un momento cruciale della storia italiana, semmai quello di reinterpretare i fatti attraverso lo sguardo di un bambino, i cui occhi fanno sembrare la guerra un gioco da adulti a lui incomprensibile. L’unico personaggio a cui Calvino affida riflessioni dall’alto contenuto teorico, seppure con stile piano e leggero, è il commissario Kim, verosimilmente portavoce del pensiero dell’autore. Per Kim combattere dalla parte dei partigiani equivale a combattere dalla parte giusta, perché i partigiani sono «dalla parte del riscatto […]. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori [che] non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio». Per Kim la lotta partigiana è dunque una lotta per la libertà, per il riscatto «da tutte le nostre umiliazioni» e serve ad evitare che si ripetano pagine orrende di inutile “furore” e “odio”.

L’irrompere del fantastico. Il titolo stesso del romanzo è inconsueto per l’epopea neorealista. Il sentiero dei nidi di ragno evoca boschi e climi fiabeschi, presenze che appartengono a un mondo diverso da quello degli uomini. Calvino sposta infatti la narrazione da un impianto cronachistico a uno fantastico, come notò Pavese che recensì positivamente il romanzo. La scelta del protagonista è in linea con tale soluzione narrativa, così come lo sono altri personaggi, dai tratti che li avvicinano più a caratteri dei romanzi d’avventura che a combattenti per la libertà. Anche l’ambientazione ha tratti favolistici, infatti nel finale Pin si allontana di notte mano nella mano con Cugino, tra un sentiero di lucciole. Di conseguenza lo stile adottato da Calvino non è secco e duro, ma è rapido, preciso, comprensibile a tutti, con frequenti ricorsi al parlato. Pin quindi non presta solo gli occhi alla narrazione, ma in un certo senso contribuisce anche a darle un’intonazione da bambino, all’insegna della leggerezza.

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