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SONO UNA CREATURA di Giuseppe Ungaretti | Testo, parafrasi e commento

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Parafrasi:
Come questa pietra
del monte San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata [e quindi senza vita]
così estranea
così totalmente
priva di vita

Come questa pietra
è il mio pianto [e la mia poesia]
che non si vede [perché è impossibile raccontare la pena della vita]

La morte
risiede nell’affrontare
la pena della vita

Analisi:
La forma e lo stile. Sono una creatura si articola in tre brevi strofe di versi liberi. Le prime due sono costruite su un’unica similitudine, caratterizzata dal distanziamento dei due termini di paragone. Il differimento del secondo termine di paragone suscita un senso di attesa, così come accade nella poesia Soldati, ma in questo caso è l’anafora “così” a giocare un ruolo fondamentale: la sua ossessiva ripetizione (ben 5 volte) genera una gradazione di segno negativo (da fredda a disanimata) che appartiene al campo semantico della morte. L’ultima breve strofa ha invece carattere proverbiale-aforsitico ed è uno dei più celebri ossimori della poesia ungarettiana, che ancora una volta fa leva sulla contrapposizione vita/morte: la morte / si sconta / vivendo.

I temi. Come Veglia, la poesia tematizza il rapporto tra vita e morte, ma ne rovescia l’esito. Mentre nella prima il contatto con la morte amplifica l’istinto vitale, qui prevale il sentimento di angoscia e di atroce sofferenza che la vita al fronte – e la vita in generale – riserva all’essere umano. La strofa finale, la morte / si sconta / vivendo, suggerisce l’impossibile fuga dal dolore e il lento consumarsi della vita. D’altronde le prime due strofe mostrano la progressiva disumanizzazione dell’uomo che si ritrova ad essere “disanimato” come la pietra del monte San Michele. Se da un lato questo processo ha come esito la lenta adesione dell’uomo alla natura, tema caro a Ungaretti, dall’altro sottolinea la perdita da parte dell’uomo di provare emozioni e sentimenti positivi, generando un effetto contrastante. Allo stesso modo, il pianto del poeta, che per analogia fonosimbolica richiama il canto, l’attività poetica, sembra prosciugarsi: sembra che qui Ungaretti voglia sottintendere l’estrema scarnificazione e frantumazione a cui sottopone la sua lirica.

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