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I FIUMI di Giuseppe Ungaretti | Testo, parafrasi e commento

Analisi:
La forma e lo stile. I fiumi è la poesia più lunga del Porto sepolto, sebbene ricalchi l’assetto frammentario delle liriche della raccolta e presenti versi brevi, mai superiori all’endecasillabo. Si caratterizza per l’impiego frequente di ardite analogie e la ripresa anaforica dei dimostrativi questo/questa/questi nelle strofe conclusive che rafforzano ‘’identificazione del poeta con i “suoi” fiumi, la natura e l’universo.

I temi. È una delle poesie chiave della raccolta, scritta in un momento di relativa quiete che consente al poeta di ripercorrere le epoche / della [sua] vita. Lo spunto è l’immersione, al chiaro di luna, nelle acque dell’Isonzo, fiume al centro di sanguinose battaglie tra gli eserciti italiano e austriaco. Il bagno assume tuttavia i tratti tipici di un lavacro rituale, grazie al quale il poeta si purifica dalle scorie della guerra per presentarsi immacolato all’eventuale appuntamento con la morte (mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato). Spesso Ungaretti nelle liriche del Porto sepolto attribuisce al paesaggio devastato dalla guerra aggettivi che solitamente dovrebbero essere riferiti all’uomo e al corpo umano: nei Fiumi fin dal primo verso uomo e natura si sovrappongono (l’albero è mutilato) per dare vita a un crescendo di identificazioni. Infatti la lunga sequenza di paragoni tra il poeta e gli elementi della natura (come un suo sasso) e tra il poeta e figure simboliche che rimandano alla sfera della religione (come una reliquia, come un acrobata / sull’acqua, come un beduino) introduce l’analogia più rappresentativa della poesia e forse dell’intera raccolta: mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo, che armonizza l’uomo all’intero universo. Il tramite di questa fusione è il fiume e, nello specifico l’Isonzo, che consente al poeta, in un felice momento di armonia, di richiamare alla memoria tutti i fiumi che hanno caratterizzato i momenti salienti della sua vita: il Serchio in Toscana, che simboleggia le sue radici, il Nilo, nei pressi del quale ha vissuto gli anni della sua fanciullezza e giovinezza, la Senna, a Parigi, dove ha maturato la sua vocazione di poeta. La memoria diventa nostalgia di un passato irrecuperabile, ancora una volta al di là del tempo, specie nel drammatico momento della guerra che vede il poeta prigioniero di una vita che gli pare / una corolla / di tenebre.

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