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Introduzione a LA BUFERA E ALTRO di Eugenio Montale

La struttura dell’opera. Pubblicato nel 1956, dopo un lungo silenzio poetico, il terzo libro di Eugenio Montale si divide in sette sezioni, tutte nate sotto il segno di Clizia, a eccezione delle poesie di Madrigali privati, in cui emerge un’altra figura femminile. A differenza delle precedenti raccolte non c’è una poesia d’apertura, ma due testi conclusivi (Piccolo testamento e Il sogno del prigioniero), in una microsezione denominata Conclusioni provvisorie.

La guerra come tragedia universale. I testi coprono un arco temporale molto vasto, pertanto il materiale è composito e i temi trattati spaziano dall’atrocità della Seconda guerra mondiale, cui allude apertamente il titolo (la Bufera) alla delusione per le aspettative frustrate dell’immediato dopoguerra, fino agli eventi privati di cui il poeta è testimone (la coda del titolo “e altro” rimanda chiaramente al materiale vario sia sul piano tematico che stilistico). La straordinarietà dell’opera risiede nella valenza allegorica che assume il dramma della guerra, simbolo universale di ogni forma di angoscia e dolore che affliggono l’essere umano. La forte visionarietà che caratterizza l’intera raccolta contribuisce a rendere più universale il contesto storico, attribuendo alla guerra valenze cosmiche e metastoriche.

La donna angelo. L’amore per Clizia, che nelle Occasioni, diventava motivo di riscatto per il poeta, qui si arricchisce di ulteriori valenze: la donna amata diventa una figura salvifica e miracolosa per l’intero genere umano, una donna-angelo che per certi versi rimanda alla Beatrice dantesca. L’amore idealizzato delle Occasioni ora si trasforma in sacrificio per rendere possibile il riscatto degli esseri umani: quanto più la sera si trasforma in “tregenda” (Primavera hitleriana), tanto più la missione redentrice di Clizia assume senso. Questo nuovo messaggero, con forte valenza metafisica, è in grado di librarsi in volo come un angelo o tramutarsi in un anguilla e scendere «là dove solo / morde l’arsura e la desolazione» (L’anguilla) per portare luce agli uomini. Il residuo di speranza che Montale nutre per la salvezza non ricade tuttavia nell’ambito della fede religiosa, ma è il portato di un pensiero laico e in una certa misura scettico, come testimoniano componimenti paradigmatici come Piccolo testamento, che segna la fine di ogni illusione, e Il sogno del prigioniero, che affida all’invenzione poetica, al sogno privato e non più universale l’unica possibilità di riscatto. Non sorprende dunque che, accanto al grande stile caratterizzante le liriche dedicate a Clizia, figurino registri più bassi, più consoni a una dimensione privata: è il caso dei Madrigali privati in cui l’amore si spoglia delle sue vesti ideali per farsi corporeo, e Clizia cede il posto alla passione amoroso per la Volpe (dietro cui si adombra la figura della poetessa Maria Luisa Spaziani).

Multistilismo ed eterogeneità. L’opera è la più complessa di Montale e anche quella più composita sul piano strutturale e stilistico, con testi brevi che si alternano ad altri più lunghi, e soprattutto con l’incursione della prosa e di registri linguistici che preludono a una nuova stagione poetica. Il poeta persegue la dissonanza, preferendola all’armonia, e fa coesistere testi contraddistinti da uno stile alto e raffinato, che si collocano ai vertici della sua produzione, con altri dal tono più dimesso, tipici delle raccolte successive come Satura (che non manca di componimenti celebri, come Ho sceso dandoti il braccio…) e Diario del ’71 e del ’72, in cui prevale lo stile ironico e comico, con le cosiddette poesie “in pigiama” (cioè dallo stile umile, secondo la formula impiegata dallo stesso Montale). Di conseguenza si assiste a un’eccezionale escursione lessicale, con parole auliche e rare che affiancano cascami del parlato. Egualmente, il registro spazia dal patetico all’aulico e l’impianto retorico varia da metafore ardite e immagini inconsuete che richiamano per accensioni improvvise la tragedia della guerra, a un andamento logico-sintattico più piano.

Testo, parafrasi e commento delle più importanti poesie:

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