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Letteratura italiana del 900: l’inizio secolo

Lo svecchiamento della poesia e i crepuscolari. È tuttavia nella poesia che si manifestano le maggiori novità. Nonostante l’ombra lunga di grandi poeti, come Pascoli e D’Annunzio, ancora nel pieno delle attività negli anni ’10 del secolo, il maggiore desiderio dei giovani sembra lo smantellamento della tradizione e il rifiuto della retorica e del poeta vate, incarnati proprio dai due protagonisti della lirica italiana di fine Ottocento. Il primo passo in questa direzione è compiuto dai crepuscolari, in primis Guido Gozzano (1883-1916): influenzate da un simbolismo minore, che fa capo al belga Maurice Maeterlinck, le loro liriche si caratterizzano per atmosfere malinconiche e autunnali, rassegnazione e noia, che si traducono sul piano formale in un abbassamento del tono, la ricerca dell’ironia e un raffreddamento dell’emotività, in un contesto che salvaguarda ancora la rima e una metrica regolare.

Le avanguardie, le riviste. All’incirca negli stessi anni si manifestano le sperimentazioni più ardite ed entrano in scena le avanguardie che fanno del rifiuto della tradizione il loro slogan privilegiato. In Italia il futurismo e Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) si fanno interpreti e cantori del moderno e delle macchine e celebrano la fine del “passatismo” attraverso provocazioni ed esibizioni insolite, che investono tanto il piano artistico quanto quello sociale e politico. Sul piano letterario la loro è un’operazione di distruzione della tradizione: sono fautori del versoliberismo, delle “parole in libertà” e delle tavole parolibere; per loro la composizione della poesia è guidata dalla casualità, con parole che si aggregano senza un ordine sintattico e svincolate da qualsiasi senso. Accanto al futurismo, hanno un ruolo fondamentale nel panorama letterario del primo decennio del secolo le riviste, sulle cui pagine si animava il dibattito culturale e si confrontavano gli intellettuali. Su diverse riviste letterarie dell’epoca cominciano a pubblicare i primi componimenti alcuni dei maggiori poeti del tempo: in particolare, la rivista fiorentina “La voce”, dà vita a un vero e proprio indirizzo poetico, privilegiando la lirica, l’autobiografia, l’“esame di coscienza” (per citare un titolo di Renato Serra) e il frammento, forme in grado di esprimere le inquietudini dell’epoca. Mentre i futuristi e i poeti anarchici sostengono che tutto è poetabile, opponendosi fermamente a qualsiasi espressione dell’io lirico e a ogni forma di introspezione, i “vociani” gettano le basi della poesia pura e di un nuovo lirismo, che toccherà l’apice con Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti.

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