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Italo Calvino

Il periodo neorealista, la componente fiabesca e il fantastico. I romanzi “sociali” fanno parte di un filone in una certa misura realista, in qualche modo eredi del neorealismo, attraversato da Calvino in modo del tutto nuovo e inconsueto. Il suo esordio narrativo è infatti segnato dall’esperienza partigiana, vissuta da Calvino in prima persona. Il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno ne è una testimonianza, ma all’impianto neorealista Calvino aggiunge una componente fiabesca e avventurosa che ne fa un libro singolare. Più cronachistico e improntato alla narrativa del periodo è invece il romanzo Ultimo viene il corvo, una serie di racconti ispirati alla Seconda guerra mondiale e alla Resistenza. La componente fantastica irrompe senza i vincoli del realismo nella “Trilogia degli antenati”, in cui fiaba, avventura e racconto filosofico si intrecciano e consentono a Calvino di riflettere sul presente e sulla condizione dell’uomo moderno da un’altra prospettiva, quella favolistico-fiabesca appunto. I tre romanzi brevi, Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, sono ambientati in epoche lontane, ma i rispettivi protagonisti – i nostri antenati – presentano tratti che caratterizzano anche l’uomo del Novecento. Pertanto dietro la facciata fiabesca si nasconde una dimensione allegorica che diventa una chiave di lettura originale della società del secolo scorso.

La letteratura fantascientifica. L’attenzione al fantastico si combina negli anni Sessanta con un’altra grande passione di Calvino, quella per la letteratura fantascientifica. Del resto Calvino è nato in una famiglia in cui l’interesse per le scienze si manifestava già attraverso le professioni dei genitori: agronomo il padre e studiosa di scienze naturali la madre. Del filone fantascientifico fanno parte i racconti delle Cosmicomiche e di Ti con zero, scritti negli anni Sessanta. Con questi libri Calvino riesce a fondere completamente l’aspetto fantastico con quello logico-razionale. Infatti il protagonista dal nome impronunciabile di tutti i racconti, Qfwfq, un individuo senza età e senza corpo, «una voce, un punto di vista, un occhio», osserva e analizza con rigore logico le varie epoche e i vari luoghi dell’universo. Attraverso l’occhio di Qfwfq, Calvino formula ipotesi sulle origini del cosmo e sulla sua organizzazione, ma lo fa con tono leggero e con un’inventiva immaginifica, in grado di trasportare in un clima da science fiction tanto i miti della creazione quanto le situazioni del quotidiano e i fenomeni della modernità, senza che vi sia la minima frizione tra essi. Non a caso il titolo Cosmicomiche rimanda non solo al cosmo, ma anche ai comics americani, ai fumetti, quindi a un genere dallo stile più spigliato e accattivante. Con questo genere di confine, a mezza strada tra il fantascientifico e l’umoristico, Calvino si pone al di fuori della coeva produzione italiana, ancora confinata nel solco del realismo e di una narrativa dell’impegno, aprendo a soluzioni del tutto nuove. A onor del vero le Cosmicomiche recuperano e calano nel nostro tempo l’eredità lasciata da grandi classici della letteratura, come alcuni dialoghi delle Operette morali di Leopardi, la Naturalis historia di Plinio il Vecchio e ancora il De rerum natura di Lucrezio, che trattano anche delle origini del cosmo e della terra, nonché dell’evoluzione dell’uomo.

Il gioco combinatorio e le possibilità della letteratura. Il distacco dal realismo, la fervida fantasia e l’esplorazione di nuove soluzioni, combinati alla sempre maggiore esigenza di simmetria e di un rigore geometrico nella strutturazione dei testi, conducono Calvino inevitabilmente a sposare i criteri narrativi dell’Oulipo parigino. L’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, “officina di letteratura potenziale”) basa la letteratura sul gioco combinatorio, cioè su una metodica strutturazione del testo che richiama da un lato la casualità e le possibilità delle storie, dei personaggi, delle vicende di combinarsi tra loro e replicarsi all’infinito, dall’altra l’esattezza geometrica, i rapporti simmetrici e numerici, i vincoli formali. Per Calvino questi vincoli rappresentano anche la necessità, come è stato precedentemente accennato, di mettere ordine nel caos, una sorta di ossessione letteraria e culturale per lo scrittore italiano. Le opere che Calvino realizza su queste basi prendono le mosse da storie a cornice tipiche della tradizione occidentale (in particolare I racconti di Canterbury di Chaucer), ma si ispirano anche ai tarocchi, a pagine di letteratura fantastica della tradizione italiana (si pensi all’Orlando furioso che viene “riscritto” nei capitoli finali del Castello dei destini incrociati) o addirittura al Milione di Marco Polo, una delle fonti delle Città invisibili, da molti considerato il capolavoro di Calvino. Questa esigenza narrativa e strutturale porta allo sfaldarsi progressivo dellidea del romanzo, che si compie esemplarmente in Se una notte d’inverno un viaggiatore, una delle sperimentazioni più ardue di Calvino, in linea con alcune ricerche della coeva Neoavanguardia: in un certo senso un libro emblematico dell’impossibilità di mettere ordine al disordine.

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