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Italo Svevo

I grandi romanzi:
– LA COSCIENZA DI ZENO
– SENILITA’


Italo SvevoUno scrittore “internazionale”. Italo Svevo – il cui vero nome è Aronne Ettore Schmitz (Trieste 1861 – Motta di Livenza 1928) – è probabilmente il più “internazionale” tra gli scrittori italiani del ‘900, sia per la sua singolare identità linguistica e culturale sia per la fortuna e il rilievo della sua opera nel contesto letterario europeo. Arguto osservatore dell’animo umano, Svevo ha impresso una svolta decisiva al romanzo italiano ed europeo, affermandosi come il padre del romanzo analitico novecentesco e figurando tra i primi grandi scrittori ad aver esplorato a fondo i complessi meccanismi della coscienza. La sua scrittura è frutto tuttavia di una biografia atipica e, almeno per i primi tempi, ha avuto un ruolo marginale nella letteratura italiana: Svevo nacque infatti a Trieste, che apparteneva all’Impero asburgico ed era piuttosto refrattaria alla cultura letteraria italiana; le sue origini ebraiche e il contesto familiare, tradizionalmente legato ai commerci e alla finanza, lo calavano in un ambiente a sua volta ostile all’esperienza della letteratura e lo indirizzavano su una strada che prediligeva la praticità. Per queste ragioni Svevo ha approfondito in Germania i suoi studi economici, assegnando in un primo momento alla letteratura un ruolo squisitamente privato: in un certo qual senso Svevo nasce come un “dilettante” della letteratura, cui si è avvicinato per “hobby”.

Letteratura come “pratica igienica”. Come Svevo stesso sottolineò, la letteratura era per lui una sorta di “pratica igienica”, relegata a una sfera apparentemente accessoria rispetto al ruolo pubblico che lui stesso viveva. Il rapporto conflittuale tra letteratura e il contesto sociale ebraico-triestino, tra l’attività di bancario e quella di letterato, è il riflesso di un’identità inafferrabile e scissa di un uomo che viveva una vita di confine sia sul piano geografico sia culturale sia linguistico. Non a caso Ettore Schmitz scrisse i suoi romanzi con lo pseudonimo di Italo Svevo, a rimarcare quella doppia identità e a creare un ulteriore separazione tra la sfera letteraria (Svevo) e quella sociale-lavorativa (Schmitz). A far pendere la bilancia a favore dello scrittore fu una serie di eventi, tra cui il decisivo incontro con James Joyce avvenuto nel 1906, quando il grande scrittore irlandese risiedeva a Trieste, dove insegnava inglese. Proprio la necessità di approfondire la conoscenza della lingua inglese portò Svevo a prendere lezioni private dal giovane romanziere, che ebbe modo negli anni a seguire di leggere al suo allievo pagine di Gente di Dublino e Ritratto dell’artista da giovane, pubblicate solo sul finire della sua esperienza triestina. Grazie al contributo di Joyce, che si prodigò per far conoscere La coscienza di Zeno all’estero, Svevo ebbe la fortuna che meritava.

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