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Luigi Pirandello

I casi paradossali e il ruolo del caso. La necessità di argomentare nasce dalla singolarità dei casi che rappresentano. Ognuno di quei personaggi ha vissuto delle esperienze inconsuete, al limite del paradosso, pertanto diventano delle figure esemplari dell’assurdità della vita, sempre e comunque dominata dal caso. Si pensi all’innesco della storia di Mattia Pascal, che creduto morto si inventa una nuova vita con la complicità di una fortunosa vincita al casinò: sono richiesti ben due casi straordinari per tessere una vicenda che gioca sul confine sottile tra verosimile e inverosimile. Per tratteggiare i personaggi delle sue novelle Pirandello attinge prevalentemente al mondo siciliano, sprofondato nel folclore e nella superstizione, da cui emergono casi strambi, per lo più di figure ai margini della società; nei romanzi e nel teatro invece l’attenzione si sposta maggiormente su figure appartenenti al mondo borghese, ma pur sempre caratterizzate da bizzarrie e da momenti epifanici che ne sconvolgono l’esistenza: l’intento è sempre quello di smascherare l’ipocrisia e la meschinità di un mondo artefatto. La straordinarietà degli eventi narrati nelle sue opere portò alcuni critici ad accusarlo di inverosimiglianza, costringendo l’autore a difendersi nella premessa all’edizione del 1921 de Il fu Mattia Pascal: Pirandello adduce come motivazione “i casi della vita” e la loro imprevedibilità, tanto che proprio qualche anno prima, a detta dell’autore, si era verificato un caso analogo a quello da lui narrato nel romanzo; in sintesi, l’assurdità e la mancata verosimiglianza sono il sale del romanzesco.

La poetica dell’“umorismo”. Nel saggio L’umorismo Pirandello delinea i termini di una poetica in merito alla propria opera e a quella di autori del passato. L’umorismo si distingue dal comico perché il suo fine non è unicamente quello di far ridere, ma di far riflettere, per cui l’effetto umoristico avviene in due momenti: il primo consiste nell’“avvertimento del contrario”, cioè quando ci mettiamo a ridere alla vista di una figura goffa e grottesca che tende a camuffare e a nascondere la propria realtà indossando una maschera (per esempio una donna anziana che si abbiglia con abiti giovanili per apparire più giovane); il secondo momento, quello che suscita invece riflessione, è il “sentimento del contrario”, cioè quando cominciamo a chiederci il perché quell’anziana signora porti quegli abiti. Il risultato è un riso amaro, un misto di comico e tragico, nato dalla congiunzione di due atteggiamenti opposti: da un lato il tentativo di smascherare una convenzione sociale, mostrandone l’artificio, dall’altro i sentimenti di comprensione e di pietà che si prova verso quella persona. Allo stesso modo i personaggi pirandelliani suscitano riso e riflessione, e lo stesso autore è ambivalente nei loro confronti, mostrandosi contemporaneamente poeta e critico, cinico e pietoso.

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