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Parafrasi canto 33 (XXXIII) del Purgatorio di Dante

Le risposi allora: “Non ricordo
di essermi mai allontanato dalla vostra via,
né provo alcun rimorso per un simile errore.”

“Se non riesci a ricordarti di questo errore”, rispose sorridendo
Beatrice, “ricordati almeno che oggi hai bevuto l’acqua
del fiume Lete, che cancella la memoria dei propri peccati;

e se è vero che il fumo è indizio della presenza del fuoco,
questa tua dimenticanza dimostra chiaramente
che peccavi, rivolgendo i tuoi desideri verso altri beni.

Ma d’ora in avanti saranno per te più chiare
le mie parole, poiché sarà necessario
renderle tali alla tua mente rozza.”

Il sole, più incandescente e più lento nei suoi movimenti,
occupava ormai la posizione corrispondente a mezzogiorno,
che si sposta da una parte o all’altre a seconda di come la guardi,

quando, così come si ferma all’improvviso
chi procede davanti a qualcuno facendogli da guida,
se trova qualche novità e qualche traccia di essa,

si fermarono di colpo le sette donne al margine di una ombra
pallida, simile a quella che, sotto a verdi foglie e rami neri,
è possibile trovare in montagna al di sopra dei freddi ruscelli.

Davanti a loro mi sembrò di vedere i fiumi Tigri ed Eufrate
sgorgare da una sola sorgente,
e, come fanno due amici, allontanarsi lentamente l’uno dall’altro.

“Oh luce e gloria dell’umanità,
che fiume è questo che viene qui alla luce da una unica sorgente,
per poi allontanarsi da sé stesso, dividendosi in due?”

A questa mia preghiera mi fu data la risposta: “Chiedi
a Matelda ti dirtelo.” E mi rispose,
con il tono di che cerca di discolparsi,

la bella donna Matelda: “Gli ho già spiegato
questa ed altre cose; e sono anche sicura
che l’acqua del fiume Lete non gliele ha fatte dimenticare.”

Disse allora Beatrice: “Forse una preoccupazione maggiore, che
può capitare spesso possa ridurre la capacità di memoria,
gli ha oscurato il ricordo di ciò che ora vede con gli occhi.

Ma vedi il fiume Eunoé che scorre di là:
conducilo ad esso, e come sei abituata a fare,
ravviva la sua memoria indebolita.”

Come una anima nobile, che non cerca scuse,
ma al contrario fa propria la volontà altrui,
non appena questa viene espressa;

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