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Parafrasi canto 26 (XXVI) del Purgatorio di Dante

e si riavvicinano quindi a me, come avevano fatto prima,
le stesse anime che mi avevano pregato di dare loro una spiegazione;
tutte con l’espressione di chi presta attenzione ad ascoltare.

Io, che in altre due occasioni avevo già capito cosa era loro gradito,
incominciai a dire: “O anime sicure
di ottenere, quando sarà il momento, la condizione di beatitudine,

il mio corpo non è rimasto né giovane né vecchio
di là nel mondo terreno, ma io mi trovo qui in mezzo a voi
con il suo sangue e con le sue articolazioni.

Da qui io sto salendo verso la cima del Purgatorio per non essere più
accecato dal peccato; mi aspetta di sopra una donna che intercede per la mia
grazie, ed è grazie a lei che conduco il mio corpo mortale attraverso il vostro mondo.

Ma, possa il vostro più grande desiderio essere
subito soddisfatto, così che vi accolga il cielo, l’Empireo,
che è più degli altri pieno d’amore ed anche il più ampio,

ditemi, così che possa raccontarlo riempiendo le mie carte,
chi siete voi e chi è quella folla di anime
che procede in direzione opposta alla vostra.”

Non allo stesso modo, stupito, si agita
un montanaro e si guarda intorno con meraviglia, quando, ancora ignorante
e poco socievole, abituato a vivere lontano dalla civiltà, entra in città,

quanto fecero tutte quelle anime, a giudicare dalla loro espressione;
ma non appena fu passato lo stupore,
che nei cuori più nobili fa presto a passare,

“Beato te, che delle nostre regioni”, ricominciò
a dire quell’anima che prima mi aveva posto la domanda, “vieni
a fare esperienza per poter avere una migliore morte, in grazia di Dio!

La folla di anime che non procede insieme a noi, commise lo stesso
peccato che fece già in passato Cesare, per il quale, festeggiando
un trionfo, si sentì chiamare “Regina”:

ed è per questo motivo che si allontanano da noi gridando “Sodoma”,
rimproverando sé stessi, come hai potuto sentire, e intensificano
il bruciore del fuoco con la vergogna per quello che hanno fatto in vita.

Il nostro peccato di lussuria fu invece eterosessuale, verso l’altro sesso;
ma poiché non abbiamo rispettato la legge umana della moderazione,
ma siamo invece corsi dietro all’appetito sessuale come bestie,

per nostra vergogna, il nostro grido richiama,
quando ci allontaniamo dagli altri, il nome di quella donna, Pasife,
che si comportò da bestia infilandosi in una finta vacca di legno.

Ora conosci il motivo delle nostri azioni ed anche quali sono stati i nostri
peccati: se vuoi anche sapere chi siamo stati, quale è il nostro nome,
non c’è però abbastanza tempo per dirtelo, e quindi non lo saprai.

Soddisferò però la tua curiosità per quanto riguarda la mia identità:
io sono Guido Guinizzelli, e mi trovo qui a purificarmi
per essermi pentito in tempo, prima della fine della mia vita.”

2 Responses to Parafrasi canto 26 (XXVI) del Purgatorio di Dante

  1. Angelo Borsotti Maggio 18, 2015 at 2:58 pm #

    Buongiorno, questa pagina http://www.orlandofurioso.com/divina-commedia/purgatorio/parafrasi-del-purgatorio/681/parafrasi-canto-26-xxvi-del-purgatorio-di-dante/ contiene un link errato ad un canto del paradiso anziché ad uno del purgatorio.

    • OrlandoFurioso Giugno 6, 2015 at 12:56 pm #

      Corretto! Grazie per la segnalazione 😉

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