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Parafrasi canto 25 (XXV) del Purgatorio di Dante

e, una volta unito con l’altro, comincia a mettersi all’opera,
prima coagulando, facendosi solido, e poi dando vita
a ciò a cui, con la sua azione, ha finito per dare consistenza.

La virtù attiva, del maschio, una volta che è diventata anima, simile
a quella di una pianta, ma da questa anche tanto differente, perché se una
ha già completato la sua trasformazione l’altra è invece ancora in divenire,

tanto agisce poi, che subito inizia a muoversi ed a percepire,
come una spugna marina; e da questo punto in poi comincia a dare forma
agli organi sensoriali le cui informazioni contiene in sé.

Poi, figliolo, in lungo ed in largo, in tutto l’organismo si espande
quella virtù nata dal cuore del genitore maschio, là dove
il processo naturale sta inziando a dare vita a tutte le parti del corpo.

Ma come il feto passi dallo stato sensitivo di animale a quello di uomo
non te l’ho ancora fatto vedere: questo passaggio è di una tale difficoltà,
da aver già fatto cadere in errore qualcuno molto più sapiente di te,

così che nei suoi insegnamenti ha separato
l’anima umana dal suo possibile intelletto,
non avendo visto nessun organo che potesse contenerla.

Apri bene il tuo petto a quella verità che stai per ascoltare;
e sappi che, non appena nel feto
l’organizzazione delle funzioni del cervello è stata completata,

Dio, il primo motore, si rivolge felice verso di lui, verso una così
perfetta opera della natura, e soffia in lui
una nuova anima, ricca di virtù,

una anima che non appena trova un principio vitale attivo nel nascituro,
lo attira verso la sua stessa sostanza fina a divenire una unica anima,
che vive e percepisce ed ha conoscenza di sé stessa.

Ma perché ti stupisca meno delle mie parole,
pensa a come il calore del sole diviene in ultimo del buon vino,
una volta che si è unito ai liquidi vitali che scorrono nella vite.

Quando Lachesi non ha più lino da filare (qundo l’uomo muore),
allora l’anima si separa dalla carne, e tra tutte le facoltà porta con sé
sia quelle umane (vegetativa e sensitiva) che quella divina (intelletto):

tutte le altre facoltà sono inattive;
la memoria, l’intelligenza e la volontà, separate dalla carne,
diventano, nel loro agire, molto più efficaci di prima.

Senza rimanere ferma, per un proprio impulso naturale, l’anima, in modo
sbalorditivo, cade verso l’una o l’altra riva (il Tevere o l’Acheronte);
e da lì conosce subito quale sarà la strada che deve intraprendere.

Non appena l’anima si trova nel luogo limitato che le compete,
la virtù informativa irradia intorno a sé un corpo
di forma e dimensioni simili a quelle del corpo terreno.

E come l’aria, quando è bella carica di umidità,
per effetto dei raggi solari riflessi in sé
si abbellisce di molti diversi colori;

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